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 ...... di Cittadini Attivi
 
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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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\\ CITTADINI ATTIVI : Storico : Diritti Civili (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Maria Andropoli (del 03/06/2009 @ 00:49:41, in Diritti Civili, linkato 1627 volte)

Continua senza sosta e incessantemente l’azione dei comitati “No Dal Molin” contro l’allargamento della base USA a Vicenza. Dopo gli ultimi sit-in davanti alla base, fa notizia l’acquisto del terreno situato ai confini dell’area su cui sorge.

Con l’iniziativa “Mettiamo radici al Dal Molin”, le adesioni sono piovute a raffica, anche tramite delega. Alla presenza di un notaio, il terreno, valutato 25 mila euro, è stato diviso tra 430 nuovi proprietari che hanno acquistato 544 quote a 100 euro ognuna. L’area, di qualche migliaio di metri quadri, è disposta sul lato nord a fianco di una delle uscite.

Gli attivisti sono riusciti a raccogliere l’intera cifra, compreso il 18% per il pagamento delle imposte di registro e l’atto notarile. Ora il terreno è diventato il loro presidio. Riusciranno in questo modo a contrastare l’esproprio per la realizzazione dell’entrata della base?

La telenovela continua!

 
Di Maria Andropoli (del 16/09/2008 @ 18:02:40, in Diritti Civili, linkato 1062 volte)

Che la questione dell’allargamento della base americana a Vicenza stesse facendo discutere lo si sapeva già, ma superare il limite del vivere civile è proprio troppo! Ormai si è probabilmente arrivati alla stretta finale, anche se il referendum indetto per il 5 ottobre 2008 è stato definito dal Governo inopportuno - a seguito degli impegni presi con gli Stati Uniti - ed è di questi giorni la notizia che il Consiglio di Stato ha impedito la consultazione dopo che il TAR del Veneto, invece, l’aveva consentita.

Noi “CITTADINI ATTIVI” siamo favorevolissimi all’utilizzo, su temi locali, dell’istituto del “referendum” che consideriamo una delle più alte espressioni di democrazia partecipata, soprattutto quand’esso riguarda decisioni che impattano sul territorio dove viviamo. Spesso la politica si richiama all”autodeteminazione dei popoli”. Oggi si parla sempre e solo di federalismo “fiscale”. Perchè non parlare anche di federalismo applicato alle decisioni su problemi locali piuttosto che, invece, avocarle sempre centralmente?

Numerose sono state le manifestazioni organizzate dal comitato “NO Dal Molin”. Non ultima quella realizzata il 14 settembre 2008 in cui sono accaduti incidenti e scontri con le forze dell’ordine che hanno caricato i manifestanti che, in atteggiamento pacifico, seduti in terra, senza alcuna arma, esprimevano solo il loro dissenso. Sono stati caricati più volte senza distinzione, compresi donne e bambini, una violenza gratuita ed inaudita. E stata cercata una mediazione con il Vicequestore, con il Comune che non è intervenuto in alcun modo.

Il loro unico “errore” è stato quello di voler costruire una simbolica torretta davanti alla base USA (con tutti i permessi chiesti ed ottenuti da Comune e Questura), per sorvegliare che i lavori non iniziassero o che venisse fatto alcunché di nascosto.

Ora, la questione da sollevare non è se si è favorevoli o meno ad ampliare la base, ma ben più grave: le violenze subite dai cittadini che manifestavano una loro opinione in maniera tranquilla! Dov’è finita la democrazia che la Costituzione ci ha insegnato e i politici decantano con tanta faciloneria? Dove sono andati a finire i diritti che possiamo esercitare? A quanto pare ci toccano solo doveri, dare...dare…dare… siamo un popolo di donatori, che riceve pochissimo o nulla in cambio, ma i donatori hanno già esaurito le riserve.

 
Di Shorsh Surme (del 01/08/2008 @ 13:43:58, in Diritti civili, linkato 1318 volte)

Sono più di 35 milioni di essere umani che percorrono attualmente il nostro pianeta, recando un fardello insopportabile: sono i profughi dei quali chi vive nel benessere facilmente si dimentica.

In questi ultimi 20 anni, precisamente dopo il crollo del muro di Berlino, il disfacimento dell'impero Sovietico e la prima e la seconda guerra del Golfo, molte cose sono peggiorate, basti pensare alla guerra che c'è stata nell'ex Jugoslavia, ai conflitti permanenti in corso sia nel continente nero dalla Somalia al Ruanda, sia in Asia, dalla Cecenia allo Srilanka, e alle repressioni del governo turco e di quello iraniano nei confronti della popolazione curda, oppure alle immigrazioni di massa dei poveri del Sud del Mondo verso i paesi ricchi.

Gli spostamenti in massa di popolazioni si possono dividere in due grandi categorie. Da una parte quelli che sono la diretta conseguenza della violenza dell'Uomo, della sua volontà di dominare, della intolleranza verso i suoi simili. Rientrano in questa importante categoria in particolare gli spostamenti dei rifugiati, cioè di quegli individui la cui vita o libertà sarebbe in pericolo se fossero costretti a ritornare nel loro Paese di origine. Dall'altra parte ci sono invece gli esodi che sono la conseguenza di calamità naturali, di sottosviluppo, di povertà ma anche di catastrofi ecologiche. In questo caso le popolazioni in fuga non sono costituite da rifugiati in cerca di asilo, ma più semplicemente da essere umani in difficoltà che hanno bisogno di aiuto.

Può sicuramente ammettersi che sia nell'uno che nell'altro caso, la gente è obbligata a lasciare il proprio Paese per una questione di sopravvivenza. Non è sempre facile isolare una causa precisa di fuga dei rifugiati, poiché i motivi che inducono le persone a fuggire sono generalmente molto complessi. L'esodo può avere per causa diretta una persecuzione individuale, un conflitto armato, ma anche una campagna di repressione d'ordine politico, economico, etnico o religioso; minimo comune denominatore è l'assenza o l'inefficacia del sistema di protezione nazionale, a volte responsabile diretto della situazione di crisi.

La grande maggioranza di rifugiati, oggi, non cerca di fuggire da atti di persecuzione individuale, pur tuttavia ancora presenti, ma dalla violenza generalizzata contro la popolazione civile, e dal radicale decadimento delle condizione di vita quotidiane che ne consegue. Nelle economie di quasi sussistenza, i conflitti violenti arrestano la produzione ed impediscono la distribuzione di generi alimentari. Le conseguenze sono spesso drammatiche: carestia ed epidemia sono infatti pericoli ancora più gravi dello stesso conflitto armato, e determinanti per lo spostamento d'intere popolazioni.

Anche cause di ordine ecologico, per cui Paesi sottosviluppati vengono utilizzati come discariche di materie nocive, possono contribuire ad acutizzare la angoscia delle popolazioni. In effetti l'erosione del suolo, la siccità ed altri problemi ambientali, sono comuni, ad esempio, a gran parte del continente africano, continente dove, con il 10% degli abitanti del pianeta, si conta il 30% della popolazione mondiale di rifugiati. In casi estremi, come nel caso del Kurdistan sia nella parte irachena che quella turca o iraniana, la distruzione dell'ambiente naturale (ad esempio la distruzione totale di ottomila villaggi con tutta la loro vegetazione e con la chiusura dei bacini naturali per rifornimento dell'acqua) è stata impiegata, deliberatamente, come arma di guerra contro la popolazione curda.

Tra le varie forme di conflitto esistente, quello etnico è divenuto, negli ultimi anni, la causa principale di fuga dei rifugiati. Naturalmente, pochi Stati moderni sono etnicamente omogenei: esistono infatti, almeno 5mila gruppi etnici diversi, all'interno dei 192 Stati indipendenti che esistono oggi nel mondo, quindi il progetto di una eventuale costituzione di entità statali etnicamente pure, risulta palesemente improponibile. Ciò nonostante, le tensione di tipo etnico si prestano fin troppo facilmente ad essere strumento di talune fazioni, desiderose di estendere la propria influenza.

Il conflitto etnico diviene, poi, probabile quando un solo gruppo detiene le leve del potere e se ne serve per favorire i propri interessi, a detrimento di quelli di altre componenti della popolazione nazionale. Per esempio quello che era successo nell'ex Jugoslavia: la popolazione di origine albanese del Kosovo non ha avuto alcun riconoscimento in una visione ultra-nazionalista di una "Grande Serbia" cristiano-ortodossa. Non sempre, inoltre, i gruppi dominanti hanno avuto il consenso della maggioranza. E' il caso del Sud Africa, dove per anni la pratica dell'apartheid ha escluso la popolazione nera dai diritti di cittadinanza, è un esempio emblematico al riguardo.

Violazioni gravi e massicce dei diritti umani, accompagnate da una flagrante mancanza dello Stato dall'obbligo di difendere i propri cittadini, costituiscono ancora la causa principale di fuga di molti rifugiati; assassinii, detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni, infatti, hanno un profondo impatto sulla popolazione ed alimentano la spirale di paura e violenza che spingerà la gente a cercare rifugio presso i paesi vicini.

Garantire il rispetto dei diritti umani quindi, è il migliore modo per eliminare le cause che costringono i rifugiati all'esilio.

 

 
Di Cittadini Attivi (del 22/12/2007 @ 02:28:00, in Diritti Civili, linkato 1721 volte)

Nei secoli scorsi si combatteva per il raggiungimento della libertà e della democrazia, gli eroi di ieri erano i soldati, i partigiani e tutti coloro che si battevano per gli ideali ed i valori della giustizia e della dignità dei popoli.

Ma oggi, chi sono i nuovi eroi?

Purtroppo si chiamano Angelo, Antonio, Bruno, Roberto, solo per citare gli ultimi della lista. Gli operai di tutte le categorie, le morti bianche, le vittime del lavoro, di quel lavoro che dovrebbe essere un diritto di tutti. Quelli che sono certi quando escono di casa per andare a lavorare ma che non sono sicuri del loro rientro, e lo stipendio? Misero! (Con 1300 euro non si vive di sicuro rispetto alla situazione economica attuale). E’ questione di un attimo e la vita va in frantumi, non rimane più nulla, anzi no, qualcosa di molto importante resta, sono le famiglie, mogli, mariti, madri, padri, figli, distrutti da un dolore che non sarà più possibile lenire. Cosa ne sarà di loro? Chi li ripagherà del danno subito, da chi riceveranno aiuto? Forse dai datori di lavoro? Dallo Stato, che non ti darà neanche una pensione perché il lavoratore non ha maturato i contributi necessari o quel poco di reversibilità che non basta neppure per fare la spesa.

La questione della sicurezza nei posti di lavoro dovrebbe essere una prerogativa assoluta per il datore di lavoro a prescindere da altro. Non è concepibile, siamo nel terzo millennio, siamo nella Comunità Europea, abbiamo un progresso ultratecnologico, e si muore lavorando! Le normative ci sono perché non vengono applicate come si deve?

Il governo in tal senso dovrebbe intervenire con delle grosse penali a carico delle aziende usufruendo anche di controlli accuratissimi all’ interno, fatti periodicamente (e no una volta ogni tanto) da organi preposti a questo, ed improvvisamente, così non si permette la messa a norma all’ultimo minuto e far figurare che è tutto a posto. Bisognerebbe intervenire prima per non recriminare quando è già troppo tardi. Non è demagogia, ma visto quello che abbiamo sotto gli occhi……..

Ma non è che forse è troppo costoso mettere in sicurezza i posti di lavoro? Se così è, diciamo solo che: “ La vita umana non vale nulla, è solo un numero di matricola. E tu che rimani vivo non hai più neanche il diritto di piangere i tuoi morti! "

 
Di Armando Della Bella (del 19/12/2007 @ 02:18:50, in Diritti Civili, linkato 1271 volte)

“CITTADINI ATTIVI” condivide ed appoggia il lodevole intento volto ad eliminare la pena di morte

___________________________________________________________

L’Assemblea Generale dell’Onu ha detto sì alla risoluzione per la moratoria contro la pena di morte. Voti a favore 104, 54 no e 29 astenuti, nonostante le dichiarazioni di voto contrarie di paesi come la Nigeria, Antigua, Barbados, Singapore e conquistando 5 voti in più rispetto alla votazione di novembre. Il Presidente della Repubblica Napolitano dice che siamo di fronte ad un fatto storico.

Condivido pienamente l’iniziativa ed il valore sotteso al risultato ed esprimo grandissima soddisfazione per questa proposta partita appunto dall’ Italia che ne è la promotrice. E’ un successo tutto italiano che spero darà ora l’opportunità di aprire un dibattito in vista di una tanto auspicata prossima abolizione. Tuttavia tutto ciò non deve però rallentare l’attenzione perché sia sempre data la certezza della pena inflitta anche qualora essa non dovesse essere scontata con il carcere, attenendosi in pieno al senso della legalità e rispettando la legge e tutto ciò che essa comporta.

Naturalmente non deve mai assolutamente venir meno il rispetto e la dignità della vita umana che è il bene primario di una persona. Il trattamento previsto deve sempre rimanere improntato sull’umana comprensione. Non si è carne da macello. Il nuovo fronte aperto farà si che si eviti il possibile errore nel giudizio a morte (non dimentichiamoci che non si può rimediare ad una errata condanna a morte e la storia in tal senso insegna). E’ la vittoria di un Paese, l’Italia, che ancora una volta dimostra di essere una delle Nazioni più civili.

 
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