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 Convegno organizzato alla sala "Fornace Carotta" (PD) il 14.1.2005... di Cittadini Attivi
 
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Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo...

Voltaire
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Armando Della Bella (del 03/05/2013 @ 01:17:08, in Politica, linkato 12 volte)


Era pari a circa il 30% la percentuale dei cittadini che, secondo le ultime rilevazioni, a pochi giorni dal voto, dichiaravano di essere indecisi o tentati dall’astensione ed ammontava a circa 5 milioni il numero degli elettori che avrebbero deciso solo all’ultimo minuto, tutti spettatori di una delle più brutte campagne elettorali degli ultimi tempi. Non ci siamo fatti mancare nulla e abbiamo visto di tutto, ma proprio di tutto.

Una campagna elettorale caratterizzata da troppe promesse, alcune populiste e demagogiche, pervasa da un linguaggio pesante, offensivo, denso di – a volte sottili - insulti verso l’avversario, una competizione elettorale che ha reso l’immagine di un Paese superficiale, poco propenso alla vera e concreta soluzione dei problemi della gente, una campagna condita da slogan pubblicitari, da un immenso bombardamento mediatico che ha superato la forza di penetrazione dei social network, da nessun confronto pubblico tra i candidati alla premiership e addirittura dalla totale assenza di manifestazioni elettorali di coalizione: per la prima volta nella storia delle seconda repubblica, i partiti uniti in coalizione hanno accuratamente evitato di partecipare a manifestazioni in comune tra loro.

Tutto ciò ha chiaramente evidenziato come, in realtà, le coalizioni non servono per condividere un programma politico utile al miglioramento delle condizioni di un Paese, ma si confermano essere solo uno stratagemma tecnico finalizzato a mettere insieme partiti, a volte anche molto diversi tra loro sul piano politico (siamo arrivati a coalizioni composte fino a 13 simboli tra partiti e partitini!), onde ottenere il premio di maggioranza ed abbassare la soglia di ingresso in Parlamento delle formazioni politiche coalizzate. Ci troviamo di fronte all’ennesima conferma del fallimento dello spirito maggioritario di questa legge elettorale, già definita Porcellum, che tutti i maggiori partiti, ad ogni turno elettorale, si affannano a disprezzare promettendone l’abolizione, evento poi che, a legislazione avviata, mai si avvera, perché le forze politiche sono troppo allettate dall’enorme premio di maggioranza che il Porcellum concede alla coalizione vincente.

Una competizione politica caratterizzata da arresti eccellenti per corruzione, truffa e tangenti, dove pubblicamente si promette di ubriacarsi alla sconfitta dei traditori, si vantano titoli ed onorificenze mai acquisiti, si rivendica con orgoglio il proprio passato di mungitore di vacche, ci si impegna a smacchiare giaguari ed affini, si tritura la dignità di donna di una malcapitata venditrice, si considera la politica alla stregua di una scala mobile che qualcuno sale, altri scendono e qualcun altro scavalca, ci si contrappone a provvedimenti governativi fino al giorno prima sostenuti a maggioranza, si promette di abbassare le tasse - ammonta a circa 230 mld lo stratosferico totale delle riduzioni promesse da tutti i partiti (?) - sperando che gli italiani dimentichino che, in realtà, negli ultimi 20 anni sono sempre aumentate raggiungendo gli attuali livelli insopportabili. Nel frattempo giungono improvvise ed, ai più, incomprensibili le dimissioni del Papa.

Un Paese oggi stremato dalla disoccupazione giovanile (orma al al 37,1%) e degli ultra cinquantenni, dall’esponenziale crescita del livello di povertà (il 14% della popolazione), dalla chiusura delle imprese (circa 1000 al giorno), da migliaia di esodati che ancora oggi non sanno di che vivere, dagli oltre 810 mld di spesa pubblica, dalla riduzione delle matricole universitarie (50mila iscritti in meno quest’anno), dalla riduzione del Pil (- 2,1% nel 2012). Un Paese sempre più inflazionato dai “compro oro” ad ogni angolo di strada, in cui oggi nessuno paga più nessuno, con sempre più persone che affidano il proprio destino al “Gratta e Vinci”. Dopo aver attraversato la “Prima Repubblica”, che ha visto l’affermarsi del sistema partiti, la “Seconda Repubblica” caratterizzata dalla crisi del sistema partiti, questo Paese ora si avvia mestamente e con affanno verso la Terza Repubblica che probabilmente sarà caratterizzata da una nuova forma partito, un partito senza più strutture, senza più oligarchie, senza più segretario: il partito informe.

Speriamo bene.

Armando Della Bella
copyright © febbraio 2013
 
Di Armando Della Bella (del 12/11/2011 @ 22:32:59, in Politica, linkato 395 volte)

  

“Bravo Di Pietro, bravo! Noi non t’abbiamo votato ma tu vai avanti così!…” così il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, dal palco della 6° festa nazionale svoltasi a Vasto (CH), descrive il suo cruccio politico. E’ la famosa storiella del distributore di benzina di Teramo dove sostava un pullman di trevigiani diretto da Padre Pio. Riconosciutolo, lo hanno acclamato ed incoraggiato ma anche politicamente sconfortato. Una IdV che vorrebbe far diventare “partito di massa” e che invece stenta in questo senso ad affermarsi così come i sondaggi testimoniano (TG LA7 - 12.9.2011): un partito in forte regressione (-3%) rispetto al voto delle ultime elezioni europee. “Ma non vorrei che poi fosse meno, meno, meno…” conclude la frase l’ex magistrato di Mani Pulite, gesticolando con forza, “perché, in politica, i numeri contano!”. Eppure molti sono stati i suggerimenti al dilemma politico del Tonino nazionale sorti in questa tre giorni settembrina che, tra le tante feste di partito in corso, ho scelto come potenziale laboratorio politico autunnale. E’ così infatti è stato: solleticati da mitraglia “Chicco” Mentana, Bersani (a denti stretti), Vendola e Di Pietro, di fronte ad un numeroso pubblico, hanno (ri)fondato un “Nuovo Ulivo”, coalizione elettorale a tre nel centrosinistra ma, precisano, “senza steccati”.

Dicevamo dei suggerimenti. Inizia Marco Travaglio che, rivolgendosi a Di Pietro, gli chiede perché IdV e tutta l’opposizione, utilizzando gli strumenti legali che la democrazia mette a disposizione (“ad esempio chiedendo continuamente la verifica del numero legale”) non bloccava il Parlamento inducendo così il Governo a dimettersi e ponendo così fine a questo lento e strisciante suicidio delle Istituzioni, invito gentilmente declinato da Di Pietro “perché io – risponde - da uomo politico ho il dovere d’impedire l’occupazione delle Istituzioni” appoggiato in questo dall’on. Silvana Mura che, dalla prima fila, con un eloquente gesto della mano, disapprovava la “travagliata”. Sul viso di Travaglio, visibile, si coglie la delusione.

Anche Sonia Alfano contribuisce suggerendo al Presidente, dal palco, che sarebbe ora di fare un po’ di pulizia all’interno del partito, oggi più che mai “scilipotato” (“nel partito deve mancare l’aria per lo scilipotismo”), recuperando quelle persone perbene che, negli anni, per sete di potere e poltrone, sono state cacciate dai cosiddetti “professionisti” della politica, piombati in IdV, dal 2005 in poi, da ogni partito, perfino dall’odiato Udeur. Anche allo stesso Di Pietro, nel corso del dibattito, sorge il dubbio di avere commesso qualche errore: “Dobbiamo tornare al movimentismo della prima Italia dei Valori..”, dice al microfono, rinnegando così il passaggio al modello partito avvenuto nel 2006. Non passa poi inosservato il richiamo all’unità che la conduttrice, Lea Del Greco, fa dal palco ad alcuni alti dirigenti di partito non (volutamente?) presenti, evidenziando così l’esistenza di un “dissenso” politico interno.

Non da meno è il neosindaco di Napoli Luigi De Magistris che, accoratamente, enuncia la sua linea politica fondata sul superamento di vecchi schemi, ormai logori, della politica: “La politica (in questo smentendo la teoria dipietrese) non è sommatoria di numeri, noi dobbiamo andare oltre, oltre l’Ulivo, oltre l’Unione, oltre al ‘questo sì, questo no’, oltre anche a Berlusconi… dobbiamo recuperare un contatto diretto con la gente, parlare dei loro problemi…”, in questo sostenuto da scroscianti applausi e rubando la scena al suo Presidente come il giorno prima aveva fatto Nichi Vendola. E lui, l’ex pm di “Why Not”, a Napoli ha dimostrato che sì può fare: “Se Di Pietro vuol riformare il sistema, io invece, al contrario, penso di rivoluzionarlo…”. Anche il vicino Circolo IdV di Termoli, mentre Di Pietro arringava i militanti a conclusione della festa, contribuiva alla riflessione: in una nota ufficiale definiva “Antonio Di Pietro come Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, accomunati dalla stessa concezione familistica e privatistica della politica”, reo, l’ex pm, di aver candidato, come consigliere regionale in Molise, il figlio Cristiano.

“Se non stiamo con Tonino, restiamo senza panino!” urla un anziano militante mentre, con il mio bloc notes, esco da Palazzo D’Avalos. I militanti, secondo loro, una cosa l’hanno capita. E lui avrà compreso quanto, in tanti, gli han ripetuto al microfono?

 

Armando Della Bella

copyright © settembre 2011

 
Di Armando Della Bella (del 22/07/2011 @ 14:00:13, in Politica, linkato 970 volte)

“Mi auguro un’Italia più serena, meno lacerata, meno divisa, dove la lotta politica non sia una guerra continua e dove ci sia rispetto tra le parti che fanno politica e che competono per la conquista della maggioranza” questo è l’augurio che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano rivolgeva agli italiani, in particolare ai giovani studenti delle scuole medie, qualche giorno prima delle ultime elezioni amministrative. In realtà, poco tempo dopo, Letizia Moratti, alla fine di un confronto televisivo quando ormai non era più possibile replicare, pugnalava alla spalle il rivale Giuliano Pisapia citando una vicenda giudiziaria senza (forse) sapere che si era conclusa con la totale assoluzione dell’avvocato milanese.

Il Palazzo della politica è sempre più lontano dalla gente e sempre più insensibile al richiamo e al rispetto delle Istituzioni. Si avvita su sé stesso in una lotta continua tra affari ed interessi, senza un briciolo di etica, perdendo di vista il “bene comune”. Cresce l’antipolitica. Le liste dei grillini arrivano ad ottenere in alcune città, come ad esempio Bologna, percentuali di consenso a due cifre. Negli ultimi trent’anni il numeri di coloro che disertano le urne è cresciuto progressivamente, senza sosta. Alla fine degli anni settanta andava alla urne il 90% degli elettori, poi l’astensione ha cominciato a crescere e la partecipazione al voto degli italiani è precipitata sempre più fino ad arrivare al 63,6% alle ultime elezioni regionali (2010). Il penultimo dato, le elezioni europee del 2009, vede la partecipazione elettorale al 69,6%. Unico momento in controtendenza, in questo trentennio, è stato quello di “Tangentopoli”, segno che il richiamo ad una politica più sobria, più etica e morale è fortissimo negli italiani.

A Trieste, al primo turno di queste ultime amministrative, si è recata al voto poco più della metà egli elettori giuliani: il 56,69% degli aventi diritto contro il 74,50% delle comunali del 2006. Un calo del 18%. Non è da meno Gorizia che ha registrato un -23%. E così in tutta Italia dove, ad esempio, ad eccezione di Torino e Cagliari (in lieve crescita), e Milano (stabile), la partecipazione al voto ha registrato un calo diffuso: -2% a Bologna, -7% Napoli, -8% a Reggio Calabria, -2% a Siena, -1,5% a Varese, solo per citarne alcune. L’area dell’astensionismo in media, oggi, arriva a toccare il 40%.

Il nuovo sindaco di Trieste, alla fine, sarà eletto solo da un quarto degli aventi diritto al voto. Sarà il sindaco di una minoranza e tutto ciò non è sintomo di una democrazia sana, di una democrazia matura. E’ solo l’ennesima dimostrazione della crescente disaffezione degli italiani verso questo modo di fare politica oggi in Italia, caratterizzata dall’uso ormai sistematico del “metodo Boffo”, dalla radicalizzazione del dibattito politico, dal concepire l’avversario come un nemico da annientare, dalla continua attività di dossieraggio, dalla trasformazione di una visione controversa in una strisciante ed infinita guerra civile. Una “casta” che si perpetua con qualsiasi mezzo per non perdere benefici e privilegi.

Una disaffezione ed un astensionismo gravemente presente nel mondo dei giovani. Ho recentemente partecipato ad una sessione d’esame di cultura generale ed è stato avvilente constatare che alcuni ultra-ventenni e laureati non conoscevano il nome del presidente del Senato, i poteri del capo dello Stato, del Parlamento, del presidente del Consiglio, non ricordavano che tipo di repubblica è la Repubblica Italiana. Quanto anacronistiche appaiono oggi le parole che Piero Calamandrei pronunciò, quel 26 gennaio del 1955, a Milano, nel Salone degli Affreschi.

Che possiamo allora pretendere dagli elettori se addirittura è la stessa classe politica che invita al “non voto”, cioè a disertare le urne al prossimo turno referendario? Nulla. Torniamo a studiare la “Costituzione Italiana”.

 

Armando Della Bella

copyright © giugno 2011

 
Di Armando Della Bella (del 16/01/2011 @ 11:53:43, in Politica, linkato 181 volte)


L’uomo giusto al posto giusto. Questo è il principio al quale dovrebbero ispirarsi tutti quelli che sono alla ricerca di un lavoro stabile, di una progressione di carriera, di un’affermazione nel mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport e soprattutto nel mondo della politica. Ma pare che, in realtà, oggi, quest’affermazione in Italia sia priva di fondamento.

Oggi la politica non si confronta più su come affrontare i problemi del Paese. No, oggi il dibattito politico e l’attenzione dei media è tutta catturata da fatti e misfatti che evidenziano comportamenti e scelte dei singoli che dimostrano che “lui, no, lui lì non ci doveva stare”. Nemmeno la morte dell’ennesimo giovane soldato italiano in uno sperduto paese qual è l’Afghanistan è più una notizia da prima pagina.

Così invece fa notizia, sulle reti Mediaset, che l’ex leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti e signora Lella, abbiano passato una settimana in vacanza alle isole Bahamas. Pizzicati da alcune foto a tradimento in maglietta e zainetto sul trenino caraibico. Poi si scoprirà che, in realtà, erano le Antille ma comunque sempre di Caraibi si tratta. Una condizione elitaria e aristocratica? Poco tempo fa, la stessa signora Lella aveva dovuto smentire altri luoghi comuni sul compagno di una vita: «L' unico cachemire che gli ho comprato è stato 10 anni fa al mercato e l'ho pagato 25 mila lire; gli altri sono arrivati dai suoi amici che per gioco, quando Fausto ha compiuto 60 anni, gliene hanno regalato uno a testa» e però con l’occasione lei ricorda ai giornalisti che «Veltroni si è appena comprato un appartamento a Manhattan e non lo dice nessuno». Anche lui fuori posto, anzi “fuori Paese”.

Sempre sul cachemire è chiamato a rispondere Massimo D’Alema fotografato “fuori posto”, con la moglie, sulle nevi di St. Moritz. Non solo la sciarpa non era di cachemire – si giustifica - ma «le scarpe le ho comprate da Decathlon, pagandole ventinove euro». Di certo son “fuori posto”, rispetto al mandato elettorale ricevuto, i tre ex onorevoli dell’Italia dei Valori – Antonio Razzi, Domenico Scilipoti e Americo Porfidia - che ora con il loro voto sostengono la maggioranza di centrodestra. E proprio tre furono i voti di maggioranza che il 14 dicembre si opposero alla mozione di sfiducia, presentata in Parlamento, al governo Berlusconi, premier che fu beccato, da una giornalista, “fuori posto”, a Napoli, alla festa del diciottesimo compleanno di Noemi Letizia, giovane minorenne che da sempre lo chiamava “Papi”. «Io ho risposto ad una sola domanda e cioè se ci sia stato un rapporto più che piccante con Noemi. Assolutamente no, e sbagliando, perché non dovevo farlo, ho giurato sulla testa dei miei figli» spiegò il primo ministro in quella occasione. Ora con Ruby Rubacuori, la storia sembra ripetersi.

Rapporto invece che si dimostrò nel caso dell’ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, pescato “fuori posto” in mutande e filmato dal carabiniere Luciano Simeone nell’appartamento del trans Natalie. Situazione non meno imbarazzante di quella vissuta dal portavoce del governo Prodi, Sivio Sircana, beccato da un fotografo “fuori posto” mentre con la sua auto si accostava ad un trans in una via della periferia di Roma.

Non meno “fuori posto” sono gli oltre 700 nomi illustri di presunti evasori fiscali contenuti nell’ormai famosa «lista Falciani» il dipendente della banca Hsbc scappato con l' elenco dei clienti di mezzo mondo. Per l' Italia ci sono 6.963 «posizioni finanziarie» sospette per un totale di sei miliardi, nominativi che seguono gli altri 600 nomi contenuti nella meno recente “lista Pessina”, illustri clienti di Fabrizio Pessina, avvocato svizzero specializzato nell’esportazione di capitali all’estero ed arrestato per riciclaggio a Malpensa. E così potremmo continuare con mille altri esempi.

«Nella società legalità e moralità sono centrali» sentenzia ora il cardinal Tarcisio Bertone, unendosi in questo al richiamo del presidente Napolitano. Condivido. Ho solo un piccolo dubbio: ma a chi stanno parlando?
 
Di Armando Della Bella (del 18/03/2009 @ 01:59:13, in Politica, linkato 218 volte)

Caro Direttore,

leggo oggi sul Suo quotidiano l'intervento di Elio Armano, apprezzato politico di lunga data, che definisce un suicidio indire le primarie per scegliere il candidato a presidente della Provincia di Padova. Dire che questa dichiarazione ha lasciato noi, liberi ed attenti osservatori della politica, esterefatti è dir poco.

Salvo errore, l'art. 20 dello statuto del Partito Democratico, approvato dalla Costituente il 28.2.08, così recita: ”...qualora il Partito Democratico stipuli accordi pre]elettorali di coalizione con altre forze politiche in ambito regionale e locale, i candidati comuni alla carica di Presidente di Regione, Presidente di Provincia o Sindaco vengono selezionati mediante elezioni primarie aperte a tutte le cittadine ed i cittadini italiani che alla data delle medesime elezioni abbiano compiuto sedici anni...”.

Il PD infatti si caratterizzò all'opinione pubblica per la dichiarata volontà di volersi avvalere delle primarie per rinnovare la classe politica italiana avviando così il ricambio generazionale. Tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso, dovevano riposizionarsi ai blocchi di partenza e poi...che vincesse il migliore! Ora a Padova accade che il candidato Sindaco è scelto, dal centrosinistra, per acclamazione ed il Sig. Armano propone analoga strategia per il candidato Presidente.

Se, come recita lo statuto, tutti i cittadini possono candidarsi alle primarie, perché si definiscono “archeologiche” le candidature alternative a quella di Ivo Rossi? Perché si demonizzano gli esiti delle primarie di Monselice e Ponte San Nicolò? Perché si definisce “brutta storia” l'esercizio di una democratica partecipazione dal basso giudicata un gioco irresponsabile, cinico ed avverso alla democrazia? Perché mortificare i candidati, che intendono la politica come servizio e non come professione, con l'appellativo di “dilettanti allo sbaraglio che giocano a fare i generali”?

Ivo Rossi, a Padova, si è molto impegnato nella realizzazione del tram. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e, in una libera competizione, saprà confermare il suo valore. A mio modesto parere queste riflessioni anziché rafforzarlo, lo indeboliscono come deboli sono tutte le candidature imposte dall'alto. Credo invece che il PD non abbia ancora ben compreso che la crisi di consenso è soprattutto riconducibile alla delusione per la mancanza di coraggio nel voler mantenere fede ai principi (le primarie) fondanti la sua nascita. Ma, purtroppo, come sempre accade in questi casi, il coraggio o ce l'hai o non te lo puoi dare...
 
Di Armando Della Bella (del 22/03/2008 @ 11:31:05, in Politica, linkato 115 volte)

CITTADINI ATTIVI” E “UNIONE DEMOCRATICA CONSUMATORI” CORRONO INSIEME ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE 2008

 Cari Amici,

come coordinatore dell’associazione “CITTADINI ATTIVI” e coerentemente con quanto Vi anticipavo con la mia nota politica datata 16 febbraio 2008, dal titolo “YES, WE CAN TOO! Elezioni Politiche Nazionali - Perché non provarci?” che potete leggere in home-page sul sito www.cittadiniattivi.it e anche sul BLOG di CITTADINI ATTIVI (clicca qui per leggere LA NOTA ), Vi rendo noto  che la nostra associazione “CITTADINI ATTIVI per la Democrazia e la Giustizia”, domenica 2 marzo 2008, aveva depositato, a Roma, presso il Ministero dell’Interno, il proprio simbolo/logo onde poter partecipare alla prossima competizione elettorale nazionale per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica. 

Il Ministero dell’Interno, successivamente, aveva comunicato, martedì 4 marzo 2008, la validità del deposito del nostro simbolo. A questo punto “CITTADINI ATTIVI” entrava, a pieno titolo, nel ristretto novero delle identità politiche di questo nostro Paese unitamente a FI, PD, UDC, Sinistra Arcobaleno ed altre. L’evento è importantissimo perché costituisce precedente storico dal quale, da oggi in avanti, poter partire per un cammino sempre più proiettato verso il futuro. A quel punto “CITTADINI ATTIVI” si apprestava a predisporre le proprie liste dei candidati. 

Personalmente ritengo, concordemente a tanti di Voi, che sia importante dare concretezza politica a quanto di utile ed efficace in questi anni stiamo facendo e l’opportunità di potersi presentare alla competizione come Lista Civica Nazionale non affiliata a qualche partito ma composta di tanta brava gente, di persone perbene, di tutti i ceti sociali che, al di là del possesso di una tessera di partito, ritengono invece di poter contribuire con le proprie idee e buone intenzioni, in tutta onestà, a risollevare il nostro Paese dalla grave crisi che lo attanaglia, crisi che non è solo di tipo finanziario od economico ma è soprattutto crisi di identità, di classe politica ormai logora ed incapace di rinnovarsi e di mancanza di rappresentanza nelle istituzioni

Nei giorni a seguire l’”UNIONE DEMOCRATICA COSUMATORI” contattava “CITTADINI ATTIVI” e proponeva un accordo politico che contemplava la condivisione del programma politico e l’inserimento dei candidati di “CITTADINI ATTIVI” nelle liste, alla Camera ed al Senato, dell’UDConsumatori. 

La presenza di temi comuni alle due identità quali la difesa del Cittadino Consumatore, la riduzione dei costi, dei privilegi e degli sprechi della “CASTA” politica, l’assenza di candidati con tessera di partito, l’identità di Lista Civica Nazionale, la difesa dei più deboli, l’ambiente, la sicurezza, il precariato, il lavoro  e tanti altri rendeva sinergico, nell’interesse del CITTADINO, condividere questa proposta. 

CITTADINI ATTIVI si affianca così, in un patto federativo, ad altre sigle quali ADUSBEF, Lista Consumatori, CODACONS e tante altre identità con le quali condivide la tutela e l’attenzione verso il CITTADINO (ATTIVO) che è CONSUMATORE e verso il CONSUMATORE che è CITTADINO (ATTIVO). In questo contesto “CITTADINI ATTIVI” mantiene la propria identità di libera associazione di liberi cittadini sempre attenta alla riduzione dei costi, degli sprechi e dei privilegi di cui oggi gode la cosiddetta “CASTA” dei partiti mantenendosi sempre al servizio del libero CITTADINO di qualunque opinione politica esso sia. 

Vi invito quindi, con tutto il cuore, nell’interesse dei cittadini e della società civile, a SOSTENERE, alle prossime elezioni politiche, l’UNIONE DEMOCRATICA CONSUMATORI, proposta che rappresenta veramente l’unico evento “NUOVO” nello scenario politico italiano, non fosse altro per la scelta coraggiosa di candidare SOLO semplici cittadini e non esponenti di partito oltre che, ovviamente, incensurati.  

Questa lista non ha stretto accordi e/o alleanze con alcun partito ma corre da sola confidando nel voto di tutti quei cittadini che, stanchi delle solite promesse e delle solite manfrine preelettorali, desiderano veramente dare un segnale forte ed innovativo sostenendo una proposta politica che nasce dal basso come pura espressione della Società Civile

Per quanto mi riguarda, vi informo che sono candidato, unitamente a tanti altri nostri amici, alla Camera dei Deputati come capolista nelle due circoscrizioni del Veneto: Veneto1 composta dalle province di Verona, Vicenza, Padova e Rovigo e Veneto2 composta dalle province di Venezia, Treviso e Belluno. Sarò grato a tutti coloro che, credendo in me e nelle idee che da anni sostengo, voteranno per la “UNIONE DEMOCRATICA CONSUMATORI”. Chiunque volesse sostenermi, finanziare la mia campagna elettorale, darmi un aiuto, collaborare mi chiami pure al numero: 347/2763141. Gli sarò per sempre grato. 

E’ un VOTO UTILE per sostenere il cambiamento della classe politica, nel miglioramento delle condizioni di vita in questo nostro Paese, nel recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni, nella maggiore tutela del cittadino consumatore, dei lavoratori a rischio, sul e del posto di lavoro, dei disabili e degli anziani. UNA SCOMMESSA PER IL FUTURO per una cultura del “FARE” ma nei FATTI e non solo a PAROLE al servizio del cittadino e non, invece, una delega parlamentare chiesta solo per la tutela di personali interessi opportunistici, sete di potere, culto della personalità ed egocentrismo

E’ un’occasione UNICA per dare voce a chi della coerenza tra il dire ed il fare, in politica, fa un vero VALORE. Quante le promesse fatte da tutti i partiti e mai mantenute. Quante volte si sente affermare: “Predica bene ma razzola male…” o “Fate quel che dico, non fate quel che faccio…”. Piuttosto che non votare, votate per la lista “UNIONE DEMOCRATICA CONSUMATORI”

Il programma elettorale della Lista “CITTADINI ATTIVI” e della Lista “UNIONE DEMOCRATICA CONSUMATORI” sono a Vostra disposizione e potranno, a breve, essere consultati sul nostro sito web www.cittadiniattivi.it. Per ogni vostro commento Vi invito ad utilizzare lo spazio dedicato ai commenti, su questo BLOG, in calce a questa mia nota politica.

Contiamo su di VOI! Un caro saluto ed un forte abbraccio a tutti. 

Vday

 
Di Armando Della Bella (del 16/02/2008 @ 23:18:11, in Politica, linkato 224 volte)

Ormai il panorama politico si sta delineando in vista delle prossime elezioni politiche. Nei due schieramenti si consumano le alleanze o le separazioni non scevre da forti polemiche. La strumentale applicazione di una legge elettorale iniqua e antidemocratica, non rappresentativa della volontà popolare, ha ridisegnato un nuovo scenario politico dove, come sempre, i partiti la fanno da padrona, oggi più di ieri, più del domani. Così facendo, a piè pari, si sono evitate la riforma della legge elettorale e le forche caudine rappresentate dalla prossima consultazione referendaria. Ed i futuri candidati saranno, ancora una volta, ostaggio delle segreterie dei partiti e per nulla rappresentativi della volontà popolare….

Tutto ad un tratto, la parola “PRIMARIE” è scomparsa dall’odierno gergo politico…

E la società civile, il sano civismo, quello che non appartiene a “finte” liste civiche sottoprodotti dei partiti più grossi, che fa? I singoli cittadini, i giovani ed i meno giovani, quelli che partecipano alla plurima galassia formata dalle associazioni, dai movimenti, dal volontariato, quelli che sono mossi da un sano senso civico verso le istituzioni, quelli che non hanno tessera di partito e che operano in rappresentanza di “vere” liste civiche formate da non tesserati, quelli che ritengono che la politica vada intesa come un servizio verso il Paese e non invece finalizzata alla promozione di sé stessi, che fanno?

“E le stelle stanno a guardare…” direbbe A. Joseph Cronin. L’Italia dei Valori, con il recente accordo firmato con il Partito Democratico e la successiva promessa fatta a Veltroni di aderire, una volta nominato il Parlamento, al “gruppo unico” del PD, ha, se mantiene poi fede ad un principio di corretta coerenza politica, sostanzialmente decretato la fine della sua identità politica e del suo simbolo. Sosterrà il programma politico del Partito Democratico e ne seguirà le indicazioni politiche.

Come coordinatore della libera associazione “CITTADINI ATTIVI” ritengo che, di fronte a questo scenario politico, si aprano grandi spazi per la rappresentanza della Società Civile al di fuori della logica degli attuali partiti. Perché non provarci? Perché non dare finalmente fiato e corpo ad un nuova identità, ad una lista civica nazionale frutto della federazione tra semplici cittadini e libere forme di associazionismo-movimentismo non ideologicizzato? “CITTADINI ATTIVI” è a vostra disposizione anche per la rappresentanza territoriale.

E’ indubbio. Il nostro Paese sta soffrendo, la nostra gente soffre un lavoro precario, un costo della vita altissimo, un’insicurezza sociale ed ambientale cronica. La classe politica è in forte crisi, incapace di rinnovarsi e, ad esempio, di ridursi seriamente ed autonomamente sprechi e privilegi. C’è bisogno di qualcosa di NUOVO, ma di veramente NUOVO, non qualcosa di vecchio che si rinnova e si ricicla con una passata di bianco.

So che non è una impresa facile. Credo che comunque valga la pena di tentare con serenità e senza patemi d’animo. E’ una BUONA OCCASIONE. Con la “forza” dei calmi e di chi non fa una questione di vita o di morte l’ottenimento di uno strapuntino. “Pacatamente e serenamente” direbbe qualcuno ma forti nei principi e nei valori da sostenere. Potrebbe essere comunque l’inizio di uno splendido ed entusiasmante viaggio...

Chiunque quindi ritenga di poter condividere questa idea invii quanto prima un sms al numero 3472763141 od una e-mail all’indirizzo info@cittadiniattivi.it. Sarà successivamente contattato per i dettagli politici ed organizzativi.

Oscar Wilde affermava che “…Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea…”.

Anche noi, se lo vogliamo, ce la possiamo fare. YES, WE CAN TOO!

 

“Verrà l’inverno del nostro scontento…”: bella vero? Passatemi la battuta cari amici, con l’ammissione che non è roba nostra ma esce dal tenebroso “Riccardo III” di Shakespeare.

Ma perché dovremmo essere scontenti dell’inverno che è alle porte? Semplice, perché siamo condotti male, o se volete, amministrati male. Dove? Dall’alto, dal basso, da destra, da sinistra, il malgoverno è democraticamente trasversale e fa cartello, è un’attività autoreferente, chi vi è impegnato sa benissimo di appartenere ad una razza speciale come i gesuiti o gli astronauti e di conseguenza risponde solo a logiche interne al sistema. E ce li teniamo così come sono. Ma qualcosa, o qualcuno si sta muovendo: con un che di clamoroso, alcune settimane fa è sceso in piazza, prima a Bologna e poi facendo tappa proprio qui ad Este Beppe Grillo con il suo verbo “Reset” che fa spettacolo, come qualunque cosa che avvince, ma non è uno spettacolo.

Forte di un blog in rete fra i più visitati d’Europa, Grillo, dopo anni di lamentele contro i potenti, dopo i teatri (niente televisione, fu esiliato dalla RAI per le sue battute al vetriolo sui socialisti e non lo volle neanche la TV commerciale) e dopo gli spettacoli in piazza a denunciare scandali, ha scelto la piazza politica, o meglio dell’antipolitica. L’assunto è semplice: la politica nuoce ai cittadini e questi se ne devono riappropriare. Come dargli torto? Basterebbe ricordare che quattro o cinque regioni d’Italia sono completamente assoggettate alle mafie, situazione che nessun governo dall’Ottocento in poi è mai riuscito non dico a ribaltare, ma almeno rendere meno cruda nonostante parziali vittorie dello Stato.

Grillo spara a palle incatenate sulle storture e le mostruosità di un Paese grande, moderno e progredito, che si vorrebbe perfino democratico ma i cui abitanti oscillano fra l’imbolsimento, la rassegnazione e un oscuro male di vivere. E allora giù “grillate”. Ma già prima del Vaffa-day, gli addetti ai lavori dall’altra parte si sono aggrappati a due etichette che hanno tentato di cucire frettolosamente sulla schiena di Grillo, qualunquista e comico, comico qualunquista per liquidare il problema e per privarlo di credibilità.

Pennivendoli di scarso talento e politici fegatosi non lo hanno perdonato neanche questa volta, facendo finta di non vedere le piazze gremite dalla nausea popolare. Qualunquista? Ma Grillo parla solo di cose sulle quali è documentatissimo (ad Este, i cementifici) e non necessariamente i bond argentini o le tariffe telefoniche. Non è qualunquismo quello del linguaggio politichese che estenua con promesse mai mantenute e rimane per lo più incomprensibile?

Comico? Ma Grillo ha smesso da un pezzo di far ridere, i suoi attacchi sono serissimi e se vogliamo concedere qualcosa al palcoscenico, bé sì, i suoi paradossi e le sue iperboli fanno sogghignare, ma giusto per non piangere; un comico dovrebbe far divertire cioè secondo etimo, far andare di qua e di là, a spasso, magari fra le nuvole. Grillo tiene i piedi per terra e conduce chi lo segue nel dedalo di vicoli bui in cui ogni onore si è perso, dove accade di tutto, dove il potere si accoppia nei modi più imbarazzanti, senza pudore, dove malgoverno fa rima con malaffare. Anche se non pare (eccola, la rima).

Comico, dite?

( da "Celeste", ottobre 2007)

 
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