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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

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01/01/2008 - Il sito ufficiale di CITTADINI ATTIVI - CITTADINI ATTIVI per la Democrazia e la Giustizia

CITTADINIATTIVI WebLog
 
Di Armando Della Bella (del 03/05/2013 @ 01:17:08, in Politica, linkato 13 volte)


Era pari a circa il 30% la percentuale dei cittadini che, secondo le ultime rilevazioni, a pochi giorni dal voto, dichiaravano di essere indecisi o tentati dall’astensione ed ammontava a circa 5 milioni il numero degli elettori che avrebbero deciso solo all’ultimo minuto, tutti spettatori di una delle più brutte campagne elettorali degli ultimi tempi. Non ci siamo fatti mancare nulla e abbiamo visto di tutto, ma proprio di tutto.

Una campagna elettorale caratterizzata da troppe promesse, alcune populiste e demagogiche, pervasa da un linguaggio pesante, offensivo, denso di – a volte sottili - insulti verso l’avversario, una competizione elettorale che ha reso l’immagine di un Paese superficiale, poco propenso alla vera e concreta soluzione dei problemi della gente, una campagna condita da slogan pubblicitari, da un immenso bombardamento mediatico che ha superato la forza di penetrazione dei social network, da nessun confronto pubblico tra i candidati alla premiership e addirittura dalla totale assenza di manifestazioni elettorali di coalizione: per la prima volta nella storia delle seconda repubblica, i partiti uniti in coalizione hanno accuratamente evitato di partecipare a manifestazioni in comune tra loro.

Tutto ciò ha chiaramente evidenziato come, in realtà, le coalizioni non servono per condividere un programma politico utile al miglioramento delle condizioni di un Paese, ma si confermano essere solo uno stratagemma tecnico finalizzato a mettere insieme partiti, a volte anche molto diversi tra loro sul piano politico (siamo arrivati a coalizioni composte fino a 13 simboli tra partiti e partitini!), onde ottenere il premio di maggioranza ed abbassare la soglia di ingresso in Parlamento delle formazioni politiche coalizzate. Ci troviamo di fronte all’ennesima conferma del fallimento dello spirito maggioritario di questa legge elettorale, già definita Porcellum, che tutti i maggiori partiti, ad ogni turno elettorale, si affannano a disprezzare promettendone l’abolizione, evento poi che, a legislazione avviata, mai si avvera, perché le forze politiche sono troppo allettate dall’enorme premio di maggioranza che il Porcellum concede alla coalizione vincente.

Una competizione politica caratterizzata da arresti eccellenti per corruzione, truffa e tangenti, dove pubblicamente si promette di ubriacarsi alla sconfitta dei traditori, si vantano titoli ed onorificenze mai acquisiti, si rivendica con orgoglio il proprio passato di mungitore di vacche, ci si impegna a smacchiare giaguari ed affini, si tritura la dignità di donna di una malcapitata venditrice, si considera la politica alla stregua di una scala mobile che qualcuno sale, altri scendono e qualcun altro scavalca, ci si contrappone a provvedimenti governativi fino al giorno prima sostenuti a maggioranza, si promette di abbassare le tasse - ammonta a circa 230 mld lo stratosferico totale delle riduzioni promesse da tutti i partiti (?) - sperando che gli italiani dimentichino che, in realtà, negli ultimi 20 anni sono sempre aumentate raggiungendo gli attuali livelli insopportabili. Nel frattempo giungono improvvise ed, ai più, incomprensibili le dimissioni del Papa.

Un Paese oggi stremato dalla disoccupazione giovanile (orma al al 37,1%) e degli ultra cinquantenni, dall’esponenziale crescita del livello di povertà (il 14% della popolazione), dalla chiusura delle imprese (circa 1000 al giorno), da migliaia di esodati che ancora oggi non sanno di che vivere, dagli oltre 810 mld di spesa pubblica, dalla riduzione delle matricole universitarie (50mila iscritti in meno quest’anno), dalla riduzione del Pil (- 2,1% nel 2012). Un Paese sempre più inflazionato dai “compro oro” ad ogni angolo di strada, in cui oggi nessuno paga più nessuno, con sempre più persone che affidano il proprio destino al “Gratta e Vinci”. Dopo aver attraversato la “Prima Repubblica”, che ha visto l’affermarsi del sistema partiti, la “Seconda Repubblica” caratterizzata dalla crisi del sistema partiti, questo Paese ora si avvia mestamente e con affanno verso la Terza Repubblica che probabilmente sarà caratterizzata da una nuova forma partito, un partito senza più strutture, senza più oligarchie, senza più segretario: il partito informe.

Speriamo bene.

Armando Della Bella
copyright © febbraio 2013
 
Di Armando Della Bella (del 08/08/2012 @ 01:00:30, in Politica Estera, linkato 80 volte)

Francoforte, giovedì 2 agosto 2012, ore 14.54, dichiarazione del Presidente della Bce, Mario (Draghi): «La Bce potrebbe varare altre misure di politica monetaria non standard, ma solo nelle prossime settimane verranno definite le modalità di intervento». In sostanza il Presidente rinvia un programma di azioni non standard a sostegno dell'euro come l'acquisto, sul mercato secondario, di titoli di stato dei Paesi più in difficoltà quali Spagna ed Italia.

Apriti cielo! I mercati reagiscono malissimo, le Borse virano in negativo con Milano che, in caduta libera del 4,6%, in poche ore brucia 14,2 miliardi di capitalizzazione e lo spread schizza a 507 punti base, da un minimo di 439 punti toccato solo poche ora prima. Per i Btp decennali il rendimento torna al 6,33%, altissimo.

Passano solo ventiquattro ore e il clima dei mercati cambia repentinamente. Milano, unitamente a tutte le altre piazze europee, rimbalza a +6,34% e il differenziale BTP/Bund scende fino a 464 punti con un tasso di rendimento al 6,04%. Incredibile. Nel giro di poche ore lo spread BTP/Bund decennali si è mosso segnando un’escursione di oltre 110 punti base! Se giovedì erano state esagerate le attese e le reazioni per le parole del Presidente Mario (Draghi), che non aveva annunciato, così come si aspettavano i mercati, misure urgenti a sostegno dei paesi in difficoltà, il prospettato acquisto sul mercato secondario di titoli di stato a breve, in particolare di Italia e Spagna, quale strategia a corto raggio a difesa dell’integrità dell’Euro, nel giro di poche ore agita gli operatori e i mercati e raffredda la speculazione che ormai da troppo tempo si accanisce su un’Europa che fatica a trovare un’unità di intenti a difesa della moneta unica.

La novità è che il Consiglio Direttivo di Eurotower, riconoscendo che gli spread attuali non riflettono i fondamentali ma ostacolano la trasmissione della politica monetaria, ha acconsentito - con una sola astensione, indovinate di chi? - alla Bce di agire a breve per ripristinare il giusto equilibrio tra i tassi dei Paesi membri. Si è finalmente convenuto che gli investitori ipotizzano che l’euro si frantumi e che i bond potrebbero quindi essere rimborsati in valute nazionali più forti al nord d’Europa, e più deboli al sud d’Europa. Da qui la penalizzazione, in spread, per i Paesi più fragili. Non è perciò un problema interno al singolo Paese ma esiste una quota supplementare di spread che va azzerata perché prodotta dall'idea che l'euro possa finire e rischia essa stessa di accelerarne la fine.

Paradossalmente al Presidente Mario (Draghi), con poche a parole, riesce quello che invece, con molta fatica, non riesce al Presidente Mario (Monti), indaffarato così com’è in decreti Salva Italia, Sviluppo Italia, Spending Review, Fiscal Compact, riforma delle Pensioni e riforma del Mercato del Lavoro (una mole di lavoro enorme!): riportare, nel più breve tempo possibile il valore dello spread BTP/Bund a volori più accettabili e sostenibili per l’economia del nostro Paese, così pesantemente gravato da un debito pubblico di quasi 2mila miliardi di euro (123% del Pil). E quanto è successo la dice lunga su quello che da tempo Mario (Monti) insiste nel dire: solo una strategia unica ed una volontà politica comune europea possono salvare l’euro dalla speculazione internazionale. Il discorso di Mario (Draghi) e le sue conseguenze sui mercati ne sono la prova.

Certo è che la nostra situazione è molto diversa da quella spagnola: non abbiamo subito la bolla immobiliare, non abbiamo un ingente debito estero, i conti dello Stato al netto degli interessi sono attivi (+3,6% nel 2012), e il mondo bancario, non è gravato da mutui irrecuperabili. Tutto ciò a dispetto delle agenzie di rating che, imperterrite, continuano a distribuire valutazioni a destra e a manca declassando, giusto venerdì 3 agosto, 15 banche italiane su 32 esaminate: fra queste Mps, Carige, Dexia e Popolare di Milano mentre confermano il loro standing Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca. In sostanza, come più volte il Presidente Mario (Monti) dichiara con incisività alla stampa nazionale ed internazionale, ce la possiamo comunque fare e i mercati in questi giorni ci credono perché non tengono minimamente conto dei declassamenti operati.

Ce la possiamo fare se sapremo però indirizzare bene la nostra politica di risanamento interno. Certo non gravando ancora sul solito cittadino contribuente ormai già oberato da tasse, IMU, perdita del potere d’acquisto, mobilità e disoccupazione.

Perché, ad esempio non mettere mano agli oltre 3.000 enti inutili tra consorzi, società partecipate dallo Stato, dalle regioni, dai comuni e dalle province? Qualche esempio? L’ ”Istituto per le piante da legno e l’ambiente”, il “Centro piemontese di studi africani”, il “Centro internazionale del cavallo”, il “Centro di documentazione di storia della psichiatria”, l’ ”Ente autonomo fiera mostra dell’ascensione di Francavilla Fontana”, il “Consorzio per le applicazioni dei materiali plastici per i problemi di difesa della corrosione” e via dicendo. A questi si possono aggiungere gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali), che dovevano sparire nel 2010, i Bacini Imbriferi Montani, i Consorzi di Bonifica ancora in vita a ottant’anni dalla bonifica dell’Agro Pontino. Strutture tutte dotate di Cda, Presidente, Consiglieri e Revisori dei conti, le cui funzioni potrebbero essere invece svolte molto bene da Regioni, Province e Comuni. Il loro costo? La Corte dei Conti lo stima in 7 miliardi di euro l’anno, di cui 2,5 solo per i cda e gli amministratori.

Il Presidente Mario (Draghi) con due parole, in poche ore sposta miliardi di euro, in Italia Il Presidente Mario (Monti) per risparmiare qualche euro, si scontra con tempi biblici dovuti alla politica. La dimostrazione? Una su tutte: il “Consorzio obbligatorio per il nuovo ampliamento del porto e della zona industriale di Venezia-Marghera”, un ente di diritto pubblico istituito dallo Stato nel 1963 e posto in liquidazione nel 1995 è stato recentemente chiuso dopo ben 17 anni con un aggravio di un milione e mezzo di euro di spese, di cui oltre 757mila di parcella al Commissario(!).

Di questo passo, il Presidente Mario (Monti) ce la potrà mai fare?

 

Armando Della Bella

copyright © agosto 2012

 
Di Armando Della Bella (del 16/04/2012 @ 17:33:07, in Sprechi e Privilegi, linkato 106 volte)

 

«Vada a bordo! E’ un ordine... Cosa vuole fare? Vuole andare a casa? Guardi Schettino che lei forse si è salvato dal mare, ma io le porto veramente male. Io le faccio passare dei guai... Vada a bordo! Ora!». Con queste parole il capitano Gregorio De Falco ha apostrofato il Comandante della nave “Costa Concordia”, reo di averla abbandonata dopo il naufragio di fronte all’Isola del Giglio con circa 300 passeggeri ancora a bordo. La celebrazione di un eroe, un idolo eretto a salvatore dell’immagine della Patria, un’icona in un Paese, l’Italia, che ora soffre una crisi d’identità perche da tempo ha smarrito la sua immagine, la sua personalità, la sua dignità.

Ma il “capitano buono” si affretta subito a chiarire: «Non sono un eroe, non prendetemi in giro... Ho cercato di fare il mio dovere, come era giusto. Potevamo salvare tutti i passeggeri della Concordia». Ha ragione. Un Paese non può ricrearsi una verginità santificando il primo capitano che si comporta come si deve. «Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi», così recitava Bertolt Brecht. Ma l’italiano vero, il “cittadino attivo” non è lo Schettino Laqualunque di turno, checché si affrettino a bollarci così i media e la stampa internazionale. No, si sbagliano. Il cittadino “attivo” è quello che tutte le mattine, quando si sveglia per andare a lavorare, si pone mille domande e spesso non capisce il perché delle cose.

Il vero “CITTADINO ATTIVO” è colui che non capisce perché a pagare le tasse siano sempre e solo i soliti “noti” pensionati e dipendenti piuttosto che tutti coloro che potrebbero, abbassando così per tutti il carico fiscale, è colui che si chiede perché lo Stato pretenda sempre di più da chi paga di più e non invece da chi ha di più, è il cittadino che si domanda perché sia costretto a pagare un’aliquota fiscale media del 35% se mantiene la ricchezza all’interno del suo Paese, ed il 5% se invece la esporta illegalmente all’estero.

E’ il cittadino che si chiede come mai un giorno gli introiti degli esercizi commerciali possano aumentare del 300% o la mancata emissione di scontrino fiscale scendere del 50% solo perché c’è la Guardia di Finanza in giro, è l’anziano ammalato che si chiede perché quando si reca presso un ambulatorio pubblico per una visita di controllo, il “numerello” gli dice che in coda prima di lui ce ne sono altri 130, è il cliente del medico dentista che si sente “scontare” l’importo della prestazione di oltre il 20% se non chiede la ricevuta, è il pubblico elettore che si chiede perché, grazie ad un emendamento bipartisan al decreto legge mille proroghe, si consenta ai partiti di imbrattare ancora le città con i loro manifesti abusivi pagando semplicemente mille euro di multa mentre alcuni piccoli imprenditori sono costretti al suicidio perché non riescono a pagare le cartelle esattoriali ad Equitalia e gli stipendi ai propri dipendenti.

E’ l’invalido che si chiede perché le risorse debbano essere condivise con chi, pur cieco, guida l’automobile, è il malato che si sente rispondere che con 150 euro può abbreviare i tempi della visita prevista tra sei mesi, è il barista onesto che non dorme la notte per far quadrare i conti e dare il miglior caffè mentre il collega del bar di fronte gira in Suv e dorme sonni tranquilli, è colui che si chiede perché chi non paga le tasse deve anche usufruire dei servizi sociali e per di più anche gratis, è quello che non capisce perché in un mondo ormai così dominato dalla tecnologia, sia così faticoso incrociare quattro dati e scoprire gli evasori fiscali, è il cameriere che spera di poter “arrotondare” con le mance e si chiede perché ai parlamentari è nuovamente concessa la “legge mancia” cioè la donazione di 150 milioni di euro per “gratificare” i loro collegi elettorali, è colui che si chiede perché se, come si dice, l’onestà paga, a vivere meglio sia sempre quello che onesto non è

Armando Della Bella - copyright © febbraio 2012

 
Di Armando Della Bella (del 07/01/2012 @ 20:48:34, in Sprechi e Privilegi, linkato 131 volte)

    

E’ Incredibile! La notizia che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia pagato il biglietto per vedere un film al Festival del Cinema di Roma, ha inondato i mass media. La voce, circolata dopo la proiezione del film 'L'industriale', ha poi trovato conferma: il capo dello Stato aveva pagato di “tasca propria” il biglietto per assistere alla proiezione del film di Giuliano Montaldo. Emissari del Quirinale erano andati in mattinata ad acquistare il biglietto per il Presidente che poi si e' presentato come un qualsiasi cittadino alla proiezione del film.

La notizia, che in un qualsiasi altro Paese europeo caratterizzato da alto senso per lo Stato sarebbe passata del tutto inosservata e mai ripresa dalle agenzie di stampa, in Italia ha suscitato scalpore. Non eravamo abituati, non ci siamo abituati, non ci hanno abituato a questo agire, a questo modo di fare, a questo principio di sobrietà ed umiltà, a questo sentirsi uno tra tanti, al considerare l’esercizio del potere come servizio alla gente del proprio Paese piuttosto che, invece, un’opportunità per vivere al di sopra della media, al di sopra di ogni sospetto e nell’impunità.

La serata distensiva dopo una intensa giornata di lavoro, quel momento che ti consente di scaricare la tensione accumulata tra snervanti mediazioni, incontri di vertice, riunioni di Gabinetto, incontri istituzionali, si traduce nella visione di un film, sotto gli occhi di tutti e non di pochi invitati “a Palazzo”, in un luogo pubblico e non in un semi-interrato privato o in una camera d’albergo, pagando il biglietto e non concedendo regalie.

La “Casta” potrà vantare un briciolo di credibilità quando darà per davvero il “buon esempio”, tirando anch’essa, come tanti concittadini, la famosa “cinghia”. Per chi amministra la “res publica” vuol dire rinunciare a privilegi e a sprechi. Nel momento in cui la gente a fatica raggiunge la fine del mese e non riesce più a risparmiare un euro, ostentare il lusso è atteggiamento indegno ed immorale. Così come sono devastanti i cattivi comportamenti nei luoghi deputati all’emanazione delle leggi e dove poi a fatica le si rispetta, dove ci si insulta e ci azzuffa per questioni personali ed insignificanti, dove il “pianista” vota per il collega assente, dove sono più i giorni di assenza che di presenza. E’ l’Italia degli opportunisti e dei furbi, che ha avuto il sopravvento sull’Italia degli onesti e così sarà fino a quando non ci sarà un riscatto morale, una ribellione delle coscienze di fronte a tanto degrado morale ed etico.

Un Paese che da tempo è diviso in due parti: da una parte una rissa perenne, sterile, infruttuosa, priva di risultati oggettivi, dall’altra una crescente sofferenza caratterizzata da impotenza e rassegnazione, con un quarto degli italiani a rischio povertà e con servizi sociali ridotti all’osso. Alle porte il rischio di una guerra tra poveri. A 150 anni dall’Unità d’Italia, si assiste al “crollo” e al degrado morale di un Paese da sempre ricco di storia, cultura e tradizioni, devastato da striscianti divisioni che minano la sua integrità.

Ora nasce il “Governo Monti”, il governo dei “tecnici” che sancisce così il fallimento della classe politica, che “commissaria” il Paese, un governo ora sostenuto da più dell’80% degli italiani, speranza di un’Italia che c’è e che è migliore e più solidale di quella vociante e rissosa che ogni giorno vediamo su mass media, un’Italia che stenta ad emergere e che ora si coagula attorno ad un esecutivo che con la politica ha dichiarato di aver nulla a che fare.

Le poltrone della «Casta», per la prima del 7 dicembre alla Scala, le uniche rimaste ancora libere, da quest’anno sono in vendita al prezzo di quasi 2 mila euro l'una. Un centinaio di tagliandi extralusso tradizionalmente riservati alla “Politica”. Sobrietà e rigore, una svolta. A Roma, il Presidente Monti recupera dal garage la più “stagionate” auto blu italiane Fiat Croma, Lancia K e Alfa Romeo 156 e lascia dentro le auto di lusso, ultimo modello, Audi, Bmw e Volvo. In garage anche la Maserati Quattroporte blindata (mai usata) dal Presidente Berlusconi e le diciannove Maserati Quattroporte acquistate dal Ministero della Difesa.

Un segnale, una speranza per un futuro migliore. Forza Presidenti, siamo con Voi.

  

Armando Della Bella

copyright © novembre 2011

 
Di Armando Della Bella (del 12/11/2011 @ 22:32:59, in Politica, linkato 397 volte)

  

“Bravo Di Pietro, bravo! Noi non t’abbiamo votato ma tu vai avanti così!…” così il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, dal palco della 6° festa nazionale svoltasi a Vasto (CH), descrive il suo cruccio politico. E’ la famosa storiella del distributore di benzina di Teramo dove sostava un pullman di trevigiani diretto da Padre Pio. Riconosciutolo, lo hanno acclamato ed incoraggiato ma anche politicamente sconfortato. Una IdV che vorrebbe far diventare “partito di massa” e che invece stenta in questo senso ad affermarsi così come i sondaggi testimoniano (TG LA7 - 12.9.2011): un partito in forte regressione (-3%) rispetto al voto delle ultime elezioni europee. “Ma non vorrei che poi fosse meno, meno, meno…” conclude la frase l’ex magistrato di Mani Pulite, gesticolando con forza, “perché, in politica, i numeri contano!”. Eppure molti sono stati i suggerimenti al dilemma politico del Tonino nazionale sorti in questa tre giorni settembrina che, tra le tante feste di partito in corso, ho scelto come potenziale laboratorio politico autunnale. E’ così infatti è stato: solleticati da mitraglia “Chicco” Mentana, Bersani (a denti stretti), Vendola e Di Pietro, di fronte ad un numeroso pubblico, hanno (ri)fondato un “Nuovo Ulivo”, coalizione elettorale a tre nel centrosinistra ma, precisano, “senza steccati”.

Dicevamo dei suggerimenti. Inizia Marco Travaglio che, rivolgendosi a Di Pietro, gli chiede perché IdV e tutta l’opposizione, utilizzando gli strumenti legali che la democrazia mette a disposizione (“ad esempio chiedendo continuamente la verifica del numero legale”) non bloccava il Parlamento inducendo così il Governo a dimettersi e ponendo così fine a questo lento e strisciante suicidio delle Istituzioni, invito gentilmente declinato da Di Pietro “perché io – risponde - da uomo politico ho il dovere d’impedire l’occupazione delle Istituzioni” appoggiato in questo dall’on. Silvana Mura che, dalla prima fila, con un eloquente gesto della mano, disapprovava la “travagliata”. Sul viso di Travaglio, visibile, si coglie la delusione.

Anche Sonia Alfano contribuisce suggerendo al Presidente, dal palco, che sarebbe ora di fare un po’ di pulizia all’interno del partito, oggi più che mai “scilipotato” (“nel partito deve mancare l’aria per lo scilipotismo”), recuperando quelle persone perbene che, negli anni, per sete di potere e poltrone, sono state cacciate dai cosiddetti “professionisti” della politica, piombati in IdV, dal 2005 in poi, da ogni partito, perfino dall’odiato Udeur. Anche allo stesso Di Pietro, nel corso del dibattito, sorge il dubbio di avere commesso qualche errore: “Dobbiamo tornare al movimentismo della prima Italia dei Valori..”, dice al microfono, rinnegando così il passaggio al modello partito avvenuto nel 2006. Non passa poi inosservato il richiamo all’unità che la conduttrice, Lea Del Greco, fa dal palco ad alcuni alti dirigenti di partito non (volutamente?) presenti, evidenziando così l’esistenza di un “dissenso” politico interno.

Non da meno è il neosindaco di Napoli Luigi De Magistris che, accoratamente, enuncia la sua linea politica fondata sul superamento di vecchi schemi, ormai logori, della politica: “La politica (in questo smentendo la teoria dipietrese) non è sommatoria di numeri, noi dobbiamo andare oltre, oltre l’Ulivo, oltre l’Unione, oltre al ‘questo sì, questo no’, oltre anche a Berlusconi… dobbiamo recuperare un contatto diretto con la gente, parlare dei loro problemi…”, in questo sostenuto da scroscianti applausi e rubando la scena al suo Presidente come il giorno prima aveva fatto Nichi Vendola. E lui, l’ex pm di “Why Not”, a Napoli ha dimostrato che sì può fare: “Se Di Pietro vuol riformare il sistema, io invece, al contrario, penso di rivoluzionarlo…”. Anche il vicino Circolo IdV di Termoli, mentre Di Pietro arringava i militanti a conclusione della festa, contribuiva alla riflessione: in una nota ufficiale definiva “Antonio Di Pietro come Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, accomunati dalla stessa concezione familistica e privatistica della politica”, reo, l’ex pm, di aver candidato, come consigliere regionale in Molise, il figlio Cristiano.

“Se non stiamo con Tonino, restiamo senza panino!” urla un anziano militante mentre, con il mio bloc notes, esco da Palazzo D’Avalos. I militanti, secondo loro, una cosa l’hanno capita. E lui avrà compreso quanto, in tanti, gli han ripetuto al microfono?

 

Armando Della Bella

copyright © settembre 2011

 
Di Armando Della Bella (del 22/07/2011 @ 14:00:13, in Politica, linkato 975 volte)

“Mi auguro un’Italia più serena, meno lacerata, meno divisa, dove la lotta politica non sia una guerra continua e dove ci sia rispetto tra le parti che fanno politica e che competono per la conquista della maggioranza” questo è l’augurio che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano rivolgeva agli italiani, in particolare ai giovani studenti delle scuole medie, qualche giorno prima delle ultime elezioni amministrative. In realtà, poco tempo dopo, Letizia Moratti, alla fine di un confronto televisivo quando ormai non era più possibile replicare, pugnalava alla spalle il rivale Giuliano Pisapia citando una vicenda giudiziaria senza (forse) sapere che si era conclusa con la totale assoluzione dell’avvocato milanese.

Il Palazzo della politica è sempre più lontano dalla gente e sempre più insensibile al richiamo e al rispetto delle Istituzioni. Si avvita su sé stesso in una lotta continua tra affari ed interessi, senza un briciolo di etica, perdendo di vista il “bene comune”. Cresce l’antipolitica. Le liste dei grillini arrivano ad ottenere in alcune città, come ad esempio Bologna, percentuali di consenso a due cifre. Negli ultimi trent’anni il numeri di coloro che disertano le urne è cresciuto progressivamente, senza sosta. Alla fine degli anni settanta andava alla urne il 90% degli elettori, poi l’astensione ha cominciato a crescere e la partecipazione al voto degli italiani è precipitata sempre più fino ad arrivare al 63,6% alle ultime elezioni regionali (2010). Il penultimo dato, le elezioni europee del 2009, vede la partecipazione elettorale al 69,6%. Unico momento in controtendenza, in questo trentennio, è stato quello di “Tangentopoli”, segno che il richiamo ad una politica più sobria, più etica e morale è fortissimo negli italiani.

A Trieste, al primo turno di queste ultime amministrative, si è recata al voto poco più della metà egli elettori giuliani: il 56,69% degli aventi diritto contro il 74,50% delle comunali del 2006. Un calo del 18%. Non è da meno Gorizia che ha registrato un -23%. E così in tutta Italia dove, ad esempio, ad eccezione di Torino e Cagliari (in lieve crescita), e Milano (stabile), la partecipazione al voto ha registrato un calo diffuso: -2% a Bologna, -7% Napoli, -8% a Reggio Calabria, -2% a Siena, -1,5% a Varese, solo per citarne alcune. L’area dell’astensionismo in media, oggi, arriva a toccare il 40%.

Il nuovo sindaco di Trieste, alla fine, sarà eletto solo da un quarto degli aventi diritto al voto. Sarà il sindaco di una minoranza e tutto ciò non è sintomo di una democrazia sana, di una democrazia matura. E’ solo l’ennesima dimostrazione della crescente disaffezione degli italiani verso questo modo di fare politica oggi in Italia, caratterizzata dall’uso ormai sistematico del “metodo Boffo”, dalla radicalizzazione del dibattito politico, dal concepire l’avversario come un nemico da annientare, dalla continua attività di dossieraggio, dalla trasformazione di una visione controversa in una strisciante ed infinita guerra civile. Una “casta” che si perpetua con qualsiasi mezzo per non perdere benefici e privilegi.

Una disaffezione ed un astensionismo gravemente presente nel mondo dei giovani. Ho recentemente partecipato ad una sessione d’esame di cultura generale ed è stato avvilente constatare che alcuni ultra-ventenni e laureati non conoscevano il nome del presidente del Senato, i poteri del capo dello Stato, del Parlamento, del presidente del Consiglio, non ricordavano che tipo di repubblica è la Repubblica Italiana. Quanto anacronistiche appaiono oggi le parole che Piero Calamandrei pronunciò, quel 26 gennaio del 1955, a Milano, nel Salone degli Affreschi.

Che possiamo allora pretendere dagli elettori se addirittura è la stessa classe politica che invita al “non voto”, cioè a disertare le urne al prossimo turno referendario? Nulla. Torniamo a studiare la “Costituzione Italiana”.

 

Armando Della Bella

copyright © giugno 2011

 
Di Sergio Resente (del 06/04/2011 @ 12:53:00, in Sanità, linkato 1041 volte)


Ho contattato, telefonicamente, un paio di volte perché non credevo alle mie orecchie, il CUP di Padova, Azienda Ospedaliera per prenotare una visita: conoscendo il nostro decrepito sistema sanitario ero preparato a tempi lunghi, anche lunghissimi, per effettuare la visita (mi è successo di attendere anche 1 anno), ma non mi aspettavo che, semplicemente per avere un contatto con l’operatore dovessi attendere in linea “per non perdere la priorità” 1 ora e 15 minuti.

Qui a Padova, quindi, per solo per prenotare una visita che magari si farà fra 1 anno o 18 mesi, bisogna stare al telefono per più di un’ora.

Ma questa, a mio avviso, non è solo malasanità, questa è pura follia, è gestire in modo demenziale il rapporto fra l’Azienda Ospedaliera ed il cittadino, è sancire l’irresponsabilità e l’inadeguatezza degli amministratori di questa Azienda.
 
Di Armando Della Bella (del 16/01/2011 @ 11:53:43, in Politica, linkato 182 volte)


L’uomo giusto al posto giusto. Questo è il principio al quale dovrebbero ispirarsi tutti quelli che sono alla ricerca di un lavoro stabile, di una progressione di carriera, di un’affermazione nel mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport e soprattutto nel mondo della politica. Ma pare che, in realtà, oggi, quest’affermazione in Italia sia priva di fondamento.

Oggi la politica non si confronta più su come affrontare i problemi del Paese. No, oggi il dibattito politico e l’attenzione dei media è tutta catturata da fatti e misfatti che evidenziano comportamenti e scelte dei singoli che dimostrano che “lui, no, lui lì non ci doveva stare”. Nemmeno la morte dell’ennesimo giovane soldato italiano in uno sperduto paese qual è l’Afghanistan è più una notizia da prima pagina.

Così invece fa notizia, sulle reti Mediaset, che l’ex leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti e signora Lella, abbiano passato una settimana in vacanza alle isole Bahamas. Pizzicati da alcune foto a tradimento in maglietta e zainetto sul trenino caraibico. Poi si scoprirà che, in realtà, erano le Antille ma comunque sempre di Caraibi si tratta. Una condizione elitaria e aristocratica? Poco tempo fa, la stessa signora Lella aveva dovuto smentire altri luoghi comuni sul compagno di una vita: «L' unico cachemire che gli ho comprato è stato 10 anni fa al mercato e l'ho pagato 25 mila lire; gli altri sono arrivati dai suoi amici che per gioco, quando Fausto ha compiuto 60 anni, gliene hanno regalato uno a testa» e però con l’occasione lei ricorda ai giornalisti che «Veltroni si è appena comprato un appartamento a Manhattan e non lo dice nessuno». Anche lui fuori posto, anzi “fuori Paese”.

Sempre sul cachemire è chiamato a rispondere Massimo D’Alema fotografato “fuori posto”, con la moglie, sulle nevi di St. Moritz. Non solo la sciarpa non era di cachemire – si giustifica - ma «le scarpe le ho comprate da Decathlon, pagandole ventinove euro». Di certo son “fuori posto”, rispetto al mandato elettorale ricevuto, i tre ex onorevoli dell’Italia dei Valori – Antonio Razzi, Domenico Scilipoti e Americo Porfidia - che ora con il loro voto sostengono la maggioranza di centrodestra. E proprio tre furono i voti di maggioranza che il 14 dicembre si opposero alla mozione di sfiducia, presentata in Parlamento, al governo Berlusconi, premier che fu beccato, da una giornalista, “fuori posto”, a Napoli, alla festa del diciottesimo compleanno di Noemi Letizia, giovane minorenne che da sempre lo chiamava “Papi”. «Io ho risposto ad una sola domanda e cioè se ci sia stato un rapporto più che piccante con Noemi. Assolutamente no, e sbagliando, perché non dovevo farlo, ho giurato sulla testa dei miei figli» spiegò il primo ministro in quella occasione. Ora con Ruby Rubacuori, la storia sembra ripetersi.

Rapporto invece che si dimostrò nel caso dell’ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, pescato “fuori posto” in mutande e filmato dal carabiniere Luciano Simeone nell’appartamento del trans Natalie. Situazione non meno imbarazzante di quella vissuta dal portavoce del governo Prodi, Sivio Sircana, beccato da un fotografo “fuori posto” mentre con la sua auto si accostava ad un trans in una via della periferia di Roma.

Non meno “fuori posto” sono gli oltre 700 nomi illustri di presunti evasori fiscali contenuti nell’ormai famosa «lista Falciani» il dipendente della banca Hsbc scappato con l' elenco dei clienti di mezzo mondo. Per l' Italia ci sono 6.963 «posizioni finanziarie» sospette per un totale di sei miliardi, nominativi che seguono gli altri 600 nomi contenuti nella meno recente “lista Pessina”, illustri clienti di Fabrizio Pessina, avvocato svizzero specializzato nell’esportazione di capitali all’estero ed arrestato per riciclaggio a Malpensa. E così potremmo continuare con mille altri esempi.

«Nella società legalità e moralità sono centrali» sentenzia ora il cardinal Tarcisio Bertone, unendosi in questo al richiamo del presidente Napolitano. Condivido. Ho solo un piccolo dubbio: ma a chi stanno parlando?
 
Di Cittadini Attivi (del 15/01/2011 @ 01:15:43, in Sanità, linkato 1335 volte)


Un milione di euro. Questa è la cifra che il dott. Adriano Cestrone, direttore dell’Azienda Ospedaliera di Padova, conta di poter recuperare da circa novecento madri, “colpevoli”, di aver pagato, tra il 2003 ed il 2010, solo il ticket sanitario, pari a 36 euro, quale corrispettivo al trattamento di fecondazione assistita. E proprio in questi giorni giunge, al domicilio delle interessate, il sollecito a pagare, retroattivamente, 400 euro, se la signora fu destinataria della tecnica “Fivet” (fecondazione in vitro), o 700 euro se alla paziente fu applicata la tecnica cosiddetta “Icsi” (fecondazione in vitro mediante iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo).

Se consideriamo che, spesso, di trattamenti se ne fanno più di uno prima di avere successo, ognuna di loro deve, in media, restituire circa 1.800 euro. Una bella differenza e un onere pesantissimo, specie di questi tempi, in cui le famiglie italiane soffrono le conseguenze dell’attuale crisi economica e finanziaria.

Vibrata sarà la nostra protesta verso le Autorità competenti perché fu la stessa Clinica Ostetrico-Ginecologica, diretta, nel periodo, dal prof. Antonio Ambrosini, che richiese, al tempo, solo il pagamento del ticket e non già gli oneri che, invece, una circolare interna dell’ospedale reclamava. L’applicabilità retroattiva è una prassi alquanto criticabile, specie se le persone erano tutte in buona fede. Ora sulle 900 povere ed ignare cittadine si scaricano le conseguenze dell’ennesimo episodio di mala gestione della Sanità Pubblica.
 
Di Sergio Resente (del 18/04/2010 @ 18:53:51, in Ambiente, linkato 178 volte)

 

Celato da un telo verde che impedisce ai cittadini di vedere, in via Cavallotti a Padova, quartiere Santa Croce, in piena città giardino, a fianco del parco di Villa Montesi, prosegue indisturbato lo scempio di essenze arboree di alto fusto divelte, seppellite da terra e calcinacci, in uno scenario di natura violentata e soppressa da gigantesche gru, ruspe a ed altri mezzi meccanici. Non c’è nessun cartello che indichi il progetto, nessuna motivazione che giustifichi la trasformazione di un parco in cumuli di terra, e in un gigantesco terrapieno: solo l’indicazione di lavori in corso e un divieto di accesso che suona come una dichiarazione di «lasciateci distruggere in pace».

Un paio d’anni fa avevo denunciato il primo abbattimento, nello stesso luogo, di alcune piante centenarie e l’eco, nella stampa e nelle tv private sembrava aver bloccato l’operazione: evidentemente il destino di questo parco era ormai segnato, hanno lasciato passare un po’ di tempo, che si calmasse la reazione e l’indignazione dei cittadini ed il disegno distruttivo prosegue.

Ma perché? Perché tanto accanimento contro la natura e l’ambiente? Perché succede questo con un’amministrazione di sinistra, con un vicesindaco come Ivo Rossi dallo specchiato passato ambientalista? Perché l’amministrazione comunale, tutta proiettata sulla realizzazione di park sotterranei in centro (politica fra l’altro abbandonata dai comuni virtuosi perché attira le auto invece che allontanarle dal centro) e mega cavalcavia perde di vista e si disinteressa della tutela e della conservazione del sempre più esiguo patrimonio arboreo che ancora rimane in questa città?

 

Utilizzando le parole di Stefano Micossi, in un recente articolo apparso sulla stampa nazionale, “tra le cause della crisi economica italiana, un ruolo determinante è svolto dalla cattiva qualità delle istituzioni, in primis le istituzioni e i comportamenti della politica. Anche la politica è un mestiere, nel quale si entra per fare carriera e guadagnare denaro; si ottengono anche influenza e potere, oltre a mille piccoli privilegi nella vita quotidiana. Dunque, i guadagni monetari dovrebbero essere più contenuti, rispetto a posizioni comparabili nel settore privato.

 

In Italia avviene precisamente il contrario. Le retribuzioni dei nostri politici e degli alti funzionari delle amministrazioni sono ormai molto più alti del settore privato e, in assoluto, completamente fuori linea nel confronto internazionale. La revisione delle regole di remunerazione del Parlamento europeo ha fatto emergere l'anomalia italiana: i nostri deputati, che finora percepivano la remunerazione nazionale, guadagnano oltre 12000 euro al mese, oltre 150.000 euro l'anno. Il Paese più generoso dopo di noi, l'Austria, paga poco più di settemila euro; la Svezia e il Lussemburgo, molto più ricchi di noi, pagano intorno a 5000 euro.

 

Lo stipendio dei parlamentari non è che la punta dell'iceberg. Negli ultimi anni, retribuzioni generose e benefici accessori si sono moltiplicati nelle assemblee regionali - dove le retribuzioni si sono spesso allineate a quelle parlamentari - provinciali e comunali, per decisioni sempre unanimi assunte di solito in sordina, quando l'opinione pubblica era distratta. Un impiego pubblico, più che una funzione rappresentativa.

Generosi con se stessi, ma non meno generosi con i propri collaboratori nei vertici delle amministrazioni, sempre più scelti secondo il deleterio «sistema delle spoglie». Introdotta con la scusa di attirare i talenti, la contrattualizzazione della dirigenza ha condotto a retribuzioni sproporzionate - 300, 400, anche 500 mila euro per direttori generali e capi di agenzie indipendenti. Nel settore privato remunerazioni di questo livello sono percepite solo da manager al massimo livello: i quali però lavorano moltissimo, rischiano del proprio e non godono delle garanzie tipiche dell'impiego pubblico.

L'esplosione delle retribuzioni si è accompagnata a un altro fenomeno:  l'occupazione diretta dei posti di nomina politica da parte di esponenti della politica che perdono il posto in parlamento o nelle assemblee elettive. L'esempio più straordinario è quello dei commissari delle autorità indipendenti, istituite per garantire che certe funzioni pubbliche fossero indipendenti dalla politica, ora riempite di politici che avevano perso il posto.

 

Nei prossimi anni il riequilibrio delle nostre finanze pubbliche disastrate richiederà molti sacrifici. Credo che sarà difficile convincere i cittadini ad accettarli, se prima la politica non darà seri segni di ravvedimento, cessando di saccheggiare le casse pubbliche a proprio vantaggio. Un'indagine parlamentare sulle retribuzioni delle cariche elettive e dei vertici delle amministrazioni potrebbe aiutare a far luce sulla dimensione del fenomeno; il riferimento agli standard europei per le diverse cariche fornirebbe la misura dei tagli da effettuare”.

 

Stante la situazione e prendendo atto dell’ormai sempre più crescente disaffezione della pubblica opinione verso la “Politica ”, la nostra Associazione si fa promotrice e da l’avvio ad una raccolta firme nazionale per una:

 

PETIZIONE AL PARLAMENTO ITALIANO PER UNA LEGGE CHE ABBATTA I COSTI DELLA POLITICA ED I PRIVILEGI RICONOSCIUTI ALLA CLASSE POLITICI

Essa può essere comodamente sottoscritta accedendo online al nostro sito web (www.cittadiniattivi.it) al seguente link (clicca qui di seguito: Sottoscrivi la Petizione).

E’ nostra intenzione, unitamente a tutte quelle Associazioni e/o Movimenti che vorranno condividere con noi questa iniziativa e che preghiamo di contattarci ai riferimenti sotto espressi, consegnare la Petizione e le firme raccolte, nelle mani del Presidente della Repubblica e nelle mani dei Presidenti di Camera e Senato onde sensibilizzare la classe politica per un radicale, etico e morale cambiamento nel rispetto delle esigenze e dei bisogni del popolo italiano.

Vi invitiamo a dare la massima diffusione a questa nostra iniziativa, segnalando il sito www.cittadiniattivi.it ed invitando tutti i contatti della vostra rubrica e tutte le persone che conoscete a sottoscrivere la petizione.

  
 
 
Di Armando Della Bella (del 24/06/2009 @ 23:46:09, in Elezioni , linkato 449 volte)

Si è votato per il nuovo Parlamento Europeo e, come sempre, nessun partito ha perso le elezioni. Nelle dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa, tutti i leader politici trovano, nel proprio risultato elettorale, grandi motivi di soddisfazione tali da ringraziare il proprio elettorato. I sorrisi si sprecano, l'aplomb regge, le mani meccanicamente continuano, per consolidata abitudine, a stringersi. Qualunque sia il voto ottenuto, ogni leader di partito riesce a trovare sempre un precedente esito elettorale che ne giustifica la crescita od il consolidamento della “spinta innovativa che il partito ha saputo interpretare”. Peccato però che se qualcuno vince non può non esserci qualcuno che perde.  

Non ha certamente vinto il Pdl. Contrariamente alle aspettative, non solo non centra il fatidico traguardo del 40%-45% più volte annunciato da Berlusconi in campagna elettorale ma addirittura indietreggia di oltre 2 punti rispetto alle ultime elezioni politiche. Né il PD può cantare vittoria: perde oltre il 7% rispetto sempre allo stesso voto.

La Sinistra radicale, lacerata da lotte fratricide, frutto di insuperabili personalismi, rinuncia ad un sano pragmatismo scomparendo così, come da quello italiano, anche dal panorama politico europeo. E dall'altra parte della barricata non son rose ma solo spine: svanisce la Destra di Storace che aveva stretto un patto elettorale con l'Mpa di Gabriele Lombardo, new entry del panorama politico italiano ma già sconfessato, in Regione Sicilia, dalla sua stessa maggioranza. E dopo molti lustri passati in Europa spariscono anche i Radicali di Marco Pannella & C., nonostante l'Italia, con Emma Bonino, abbia avuto, nel passato, uno dei più apprezzati commissari europei.

Certo l'Italia dei Valori ha ragioni per gioire perché aumenta il suo consenso elettorale dal 4,4% del 2008 all'8% delle Europee ma ha anche fondati motivi per dolersi. Se si esclude il solo Di Pietro, l'elettorato, con le preferenze, ha bocciato tutti i suoi candidati promuovendo in Europa, al loro posto, solo quelli indipendenti e provenienti dalla società civile. Solo il meccanismo delle rinunce incrociate ha consentito a tre di loro (Iovine, Rinaldi, Uggias) di raccogliere un seggio, segno questo che la dirigenza di questo partito non gode di un pubblico apprezzamento da parte dell'elettorato.

Di più. La new entry, il pm Luigi De Magistris ha superato, in preferenze ed in 4 su 5 circoscrizioni, il più famoso pm Antonio Di Pietro, fatto questo fino ad ora mai successo e, conoscendo il carattere del presidente, forse la cosa non deve avergli fatto molto piacere. Infatti, subito dopo per mitigarne l'effetto negativo, il partito si è subito affrettato a comunicare, all'opinione pubblica, che, di lì a poco, avrebbe tolto, dal proprio logo, il nome “DiPietro”. Sarà De Magistris il nuovo leader del gabbiano che vola?

Come l'Idv, anche l'Udc consegue una pur minore crescita ma, tra le sue file, deve registrare, forse, la bocciatura più eclatante: il principe-ballerino Emanuele Filiberto di Savoia, segno questo che l'Italia non ha ancora metabolizzato, nonostante gli apprezzamenti in tv, la presenza degli ex regnanti sul suo territorio. Anche la Lega cresce di 2 punti ma non potrà mai sfondare: da prefisso telefonico le percentuali raccolte al centro-sud.

Ma allora, chi, senza ombra di dubbio, ha vinto? La “Casta” è troppo impegnata a parlarsi addosso da non vedere che c'è un partito che ha aumentato il suo “consenso” di 12 punti rispetto al 2008 e di oltre 6 punti rispetto al 2004: il partito degli astenuti. Per le Europee si sono astenuti più di 10 milioni di elettori sugli oltre 33 chiamati alle urne, con un aumento di quasi il 10% rispetto al 2004. Certo ciò dipende dal disinteresse, crescente anche in Italia, verso l'Europa e le sue istituzioni. Ma dipende anche dal diffondersi degli atteggiamenti negativi – dalla noia al disgusto – verso una politica nostrana condita da cinismo, odio, rancore e denigrazione. Ma di questo, come sul Titanic, nessun politico sembra però accorgersi....

 
Di Shorsh Surme (del 17/06/2009 @ 20:42:31, in Politica Estera, linkato 240 volte)

Venerdì 12 giugno scorso è successo qualche cosa di più importante dell'elezione di un nuovo presidente della Repubblica Islamica dell'Iran.

Ormai tutto il mondo sa che Ahmadinejad è stato rieletto per la seconda volta, ma per fortuna sa anche che vi è un movimento riformista che è disposto a lottare e a protestare a favore del cambiamento nel paese. Infatti, la massiccia protesta di Teheran lo dimostra. Da ieri sera fino a questo momento sono scesi più di 2 milioni di persone per le strade della capitale dell'Iran.

Ma purtroppo la risposta repressiva del regime ha causato finora 7 morti e molti feriti. Proprio stamattina i famigerati Pasdaran, le guardia della Rivoluzione, hanno cominciato a sparare sulla folla nella Piazza Azadi (Libertà) al centro della città di Teheran.

Dopo trent'anni dalla rivoluzione teocratica di Khomeini il paese si trova diviso. Da una parte la società civile Iraniana composta per lo più da giovani. D'altra parte una gerarchia clericale degli ayatollah, un'elite altamente privilegiata. Ma la vittoria di Ahmadinejad "con il 63% dei voti" e la repressione delle proteste potrebbe essere l'inizio della "seconda rivoluzione". Ricordiamo che la prima rivoluzione è stata quella dell'eliminazione dello Scià nel 1979.

Nel 30° anniversario della Repubblica islamica, è la prima volta che l'esito delle elezioni costringe i cittadini a scendere in piazza senza paura contro gli intoccabili a difesa della legalità.

 
Di Shorsh Surme (del 14/06/2009 @ 01:17:23, in Politica Estera, linkato 257 volte)

L'appuntamento più atteso dagli Iraniani è il prossimo 12 giugno, quando dovranno eleggere un nuovo presidente della Repubblica. I candidati sono quattro, compreso il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad. Ma cerchiamo di conoscere chi sono gli altri tre contendenti.

Il primo è Mir Hussein Moussavi: già primo Ministro nei anni ottanta durante la sanguinosa guerra tra l'Iraq e Iran, viene considerato un riformista e appartiene al gruppo riformista di Khatami, ex presidente della Repubblica. Infatti, Khatami, che inizialmente aveva presentato la propria candidatura, si è ritirato sostenendo proprio Mir Hussein Moussavi. Anche se c'è molta perplessità sul fatto che il personaggio Moussavi possa portare un vero cambiamento sia sul fronte interno sia sul fronte internazionale, in quanto è un membro della vecchia guardia del regime. I

l secondo candidato è Mehdi Karoubi, ex presidente del Parlamento, nato 72 anni fa nella antica regione di Loristan. Durante i suoi studi religiosi presso la Facoltà di Teologia della Università di Teheran ha conosciuto l'Ayatollah Khomeini diventando uno dei suoi sostenitori nella rivoluzione Islamica 1979. Anche Karoubi viene considerato un riformatore pragmatico, spesso ha criticato il Consiglio Guardiani, organo supremo composto da 12 membri nominati per sei anni la cui funzione principale è quella di assicurare la compatibilità delle leggi con la Costituzione e con l'Islam.

Il terzo candidato è Mohsen Rezai, conservatore, già capo delle guardie della rivoluzione, i Pasdaran, per più di dieci anni. La candidatura di quest'ultimo viene invece considerata da tanti come una manovra di pura facciata. Dopo il confronto televisivo tra Ahmadinejad e Mir-Hossein Mousavi, uno dei due candidati riformisti alla presidenza dell'Iran - trasmesso dei due canali televisivi satellitari Iraniani IRIB e Shar - si è avuta la netta impressione che Ahmadinejad abbia vinto con netto vantaggio questo primo match.

Purtroppo Mousavi non è stato molto deciso nel contestare la politica estera di Ahmadinejad, che ha di fatto isolato l'Iran dalla Comunità Internazionale non solo sulla questione nucleare, ma anche sui diritti umani e la liberta di stampa. Mousavi non è riuscito ad incalzare Ahmadinejad sui diritti delle minoranze - come otto milioni di Curdi, quattro milioni di arabi in khuzestan - o sui diritti delle donne.

Come si dice, non si muove foglia che "Ayatollah Ali Khamenei " non voglia!!! L'Ayatollah Khamenei, largamente considerato il simbolo della classe dirigente conservatrice del Paese, è un sostenitore di Ahmadinejad e per questo motivo nè Mousavi nè Karrubi potranno portare l'Iran fuori da questa situazione.

 
Di Armando Della Bella (del 03/06/2009 @ 01:29:09, in Elezioni , linkato 293 volte)

Papi. No, non è, come qualcuno potrebbe pensare, visto l'ambito politico, la sigla evoluzione del più noto Pati (Piano di Assetto del Territorio Intercomunale) ma semplicemente il “nomignolo” con il quale una sconosciuta neo-maggiorenne, la signorina Noemi Letizia di Napoli, chiama, affettuosamente, il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi.

Ebbene, ad oggi, questo è quanto di “programmatico” il dibattito politico in Italia ha saputo partorire in vista delle prossime elezioni europee. Il tutto unito ai contenuti della lettera con la quale la consorte del premier, Sig.ra Veronica Lario, denunciava l'inserimento (cosa poi non avvenuta) di “veline” e “starlette” nelle liste del PDL, definite, quest'ultime, senza mezzi termini, ciarpame senza pudore”.

E' pur vero che le elezioni per il Parlamento Europeo sono elezioni depotenziate perché sono le uniche nelle quali non è in gioco il controllo del governo e perché non c'è il “voto utile”. Coerenza richiederebbe però a persone che mettono in “saccoccia”, tra indennità, diarie e rimborsi vari, circa 30/35 mila euro al mese, che si impegnassero, in campagna elettorale, ad annunciare al popolo quali sono i contenuti programmatici e politici con i quali si apprestano a chiedere il consenso agli italiani. Macché.

Fino ad oggi non ho letto, né sentito un intervento di un politico italiano su temi che sono rilevanti per il nostro futuro e soprattutto per quello delle generazioni più giovani. Abbiamo solo poche settimane per discutere delle strategie con le quali arrivare alla creazione degli Stati Uniti d'Europa, per discutere delle disfunzioni di quello che è il quadro istituzionale generale e dei difficili rapporti tra Stati ed Unione, per discutere della debolezza della politica Ue, delle prospettive grigie di Eurolandia, delle schizzofreniche strategie Ue in materia di immigrazione e sicurezza, della mai partorita Costituzione Europea, del ruolo dell'Italia e dei cambiamenti in corso nell'economia mondiale. Niente di tutto questo. Ciò che ora va in onda è solo la soap-opera “Brinda con Papi”. Nemmeno l'autorevole quotidiano “Times” rimane esente dal contagio da “buco della serratura”: è costretto a chiedere pubblicamente scusa alla madre di Noemi per avere mal tradotto un suo auspicio sulla prossima carriera della figlia.

Ho sempre ritenuto corretto distinguere il pubblico dal privato. Attaccare l'avversario politico sul piano personale con l'obbiettivo di distruggerlo, denota solo povertà intellettuale ed incapacità nel saper argomentare una qualsiasi critica politica al suo agire. Questo, per me, vale sia nei confronti di Berlusconi come di qualsiasi altro leader politico del centrodestra o del centrosinistra. E’ sul piano del confronto delle idee che si ottiene il consenso, non come logica conseguenza della distruzione dell'immagine dell'avversario, toccato negli affetti e nei legami parentali.

Questa oggi è l'immagine della classe politica che, a breve, consegneremo all'Europa. Una classe politica campione di trasformismo, capace cioè di far parte del comitato che promuove il referendum e che poi, a pochi giorni dalla consultazione, invita gli italiani a votare contro. Una classe politica che si dimostra impreparata a saper prevenire l'attacco portato ad un sindacalista, Rinaldini, spinto giù dal palco del comizio. Una classe politica incapace di accorgersi che, oggi, lo stipendio medio di un italiano, secondo l'Ocse, si colloca solo al 23° posto tra i paesi sviluppati: dopo di noi, in Europa, solo Ungheria e Turchia.

Ma perché preoccuparsi tanto? Ma sì, godiamoci lo spettacolo del “Grande Fratello” in politica!

 
Di Maria Andropoli (del 03/06/2009 @ 00:49:41, in Diritti Civili, linkato 455 volte)

Continua senza sosta e incessantemente l’azione dei comitati “No Dal Molin” contro l’allargamento della base USA a Vicenza. Dopo gli ultimi sit-in davanti alla base, fa notizia l’acquisto del terreno situato ai confini dell’area su cui sorge.

Con l’iniziativa “Mettiamo radici al Dal Molin”, le adesioni sono piovute a raffica, anche tramite delega. Alla presenza di un notaio, il terreno, valutato 25 mila euro, è stato diviso tra 430 nuovi proprietari che hanno acquistato 544 quote a 100 euro ognuna. L’area, di qualche migliaio di metri quadri, è disposta sul lato nord a fianco di una delle uscite.

Gli attivisti sono riusciti a raccogliere l’intera cifra, compreso il 18% per il pagamento delle imposte di registro e l’atto notarile. Ora il terreno è diventato il loro presidio. Riusciranno in questo modo a contrastare l’esproprio per la realizzazione dell’entrata della base?

La telenovela continua!

 
Di Maria Andropoli (del 02/06/2009 @ 22:47:51, in Sanità, linkato 255 volte)

Dopo la buona notizia derivante dal recente recupero di circa 400 milioni di euro operato, dalla Regione Veneto, con l'accordo raggiunto in sede di conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul ripartimento del fondo sanitario nazionale, ne arriva un’altra che invece offusca un po’ quella virtuosità di cui, da sempre, si fregia il Veneto e che riguarda la “Carta dei Servizi Asl”. Del caso si è occupato anche il movimento consumatori nell'ambito del progetto "SOS salute".

Si tratta di un documento esposto negli uffici “Relazioni con il Pubblico” e che contiene una sorta di patto tra gli enti che erogano servizi di pubblica utilità ed i cittadini. Questa “Carta dei Servizi” permette di conoscere l'organizzazione dell'azienda ospedaliera, le prestazioni offerte, le forme di assistenza, i reclami.

Le Asl purtroppo però, sull’argomento, non sono molto efficienti: 7 su 23 sono dotate di una versione cartacea, 6 hanno solo opuscoli informativi, 13 l'hanno inserita sul sito internet, 15 solo materiale informativo online. Soltanto Rovigo e Belluno hanno superato l'esame mentre Venezia è risultata la peggiore: possiede una carta dei servizi vecchia del 1989 nemmeno aggiornata in internet.

Anche altre realtà come Treviso, Vicenza, Bassano Del Grappa e Padova non possiedono una “Carta” stampata che tutti possano consultare, specie gli anziani. Perché non investire i fondi che eccedono nella cassa regionale della sanità per fornire la “Carta dei Servizi” a tutte le Asl aggiornandole e rendendo così più facile la vita a tutti gli utenti?

Intanto si pensa all’apertura, in Veneto, di un polo specializzato in malattie rare grazie ad un'intesa europea tra Veneto, Friuli, Carinzia e Slovenia. I cittadini partner potranno curarsi con oneri a carico della UE senza costi aggiuntivi. Viene messo in pratica il trattato di Schengen che permette ai pazienti di usufruire delle strutture ospedaliere comunitarie.

 
Di Armando Della Bella (del 10/05/2009 @ 23:02:50, in Questione Morale, linkato 330 volte)

295. Tanti sono i morti provocati dal terribile sisma che ha devastato l’Abruzzo e che si aggiungono agli oltre 1.600 feriti. Ma quanti di questi morti sono riconducibili alla forza della natura piuttosto che, invece, alla mala gestione di una classe politica che ormai, da tempo, dimostra tutti i suoi limiti etici e morali?

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano così si esprime sul terremoto d’Abruzzo: a rendere così tragico il bilancio, in termini di vite umane "hanno contribuito anche comportamenti come lo sprezzo delle regole e il disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini". E’ sconvolgente lo scoprire come lo stato italiano, dal ’45 al ’90, causa l’inefficiente prevenzione, abbia speso oltre 75 miliardi di euro – circa 140 milioni di euro al giorno – il costo di 12 ponti sullo stretto di Messina, solo per tamponare i danni. Ha ragione il Presidente: non ci sono scuse!

Non era ancora trascorso un anno da quando l’Abruzzo veniva politicamente e moralmente sconvolto dalla scandalo che aveva decapitato la giunta regionale accusata di associazione per delinquere, corruzione e concussione per gestione privata nella sanità - queste le accuse che avevano portato la Guardia di Finanza ad arrestare il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, unitamente ad altri – che ora un’altra grave ferita colpisce la dignità dei suoi abitanti. Un anno, questo, per l’Abruzzo da dimenticare.

Solo 21 anni dopo il terremoto in Irpinia, 9 dopo l'alluvione in Valtellina, 3 dopo la frana di Sarno, nel 2001, si disponeva l’emanazione di specifiche norme tecniche relative alle costruzioni in zone sismiche che arrivarono solo nel 2003 e la cui applicazione fu rinviata più volte fino al 2005, quando furono approvate le Ntc “Norme tecniche per le costruzioni” la cui entrata in vigore è stata, di anno in anno, puntualmente prorogata. L’ultimo rinvio risale al 27 febbraio scorso (!), col solito decreto «milleproroghe» (nome quanto mai azzeccato), lo stesso usato da Prodi nel 2007, con il quale si posticipava l'entrata in vigore delle Ntc dal 30.6.09 al 30.6.10. Siamo il Paese del “tanto fumo (negli occhi del cittadino) e poco arrosto”, degli annunci, sotto la spinta emotiva del popolo, e delle successive proroghe, sotto la spinta delle lobby di potere. Nel frattempo non si contano più le vittime innocenti, soprattutto i bambini, e a San Giuliano di Puglia, il 31.10.02 crollava la scuola elementare uccidendo 27 scolari ed una maestra. “Dulcis in fundo”: anche la prima versione del recente “Piano casa”, proposto dal governo, allentava le vigenti normative antisismiche.

Sconvolge il livello di immoralità che ha raggiunto oggi la nostra società: si passa dall’utilizzare la più economica sabbia del mare per tagliare il materiale edile – corrodendo così i tondini di ferro e provocando il crollo di interi palazzi– al vantarsi, sul Tg1, nell’edizione del 7.4.09, degli ottimi dati auditel raggiunti con la diretta dai luoghi della tragedia, dal costruire, in 37 anni, l’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila che costerà 9 volte più del necessario ed il cui cemento oggi si è sgretolato come la creta, alla recente “Casa dello Studente”, trasformatasi in pietra tombale per 8 ragazzi e nei cui pilastri mancava la “staffatura”, dalla denuncia per procurato allarme inflitta al ricercatore Giampaolo Giuliani reo di aver urlato ai quattro venti la sua convinzione, alla variazione attuata dalla Regione Abruzzo, nel 1983, quando abbassò il rating sismico dell’Aquila – da rosso ad arancione - che tale è rimasto fino ad oggi.

Un terribile dubbio allora a questo punto mi assale: ma, visti gli esempi ed assodato che il nostro è un Paese ad altro rischio sismico e provato che la nostra classe politica non è in grado di tutelare a fondo la vita dei suoi concittadini anche di fronte a queste catastrofi naturali, chi ci garantirà, in un prossimo futuro, la sicurezza di fronte ai possibili pericoli correlati alla recente svolta al nucleare? Solo ai nostri figli è delegata la risposta...

 
Di Maria Andropoli (del 10/05/2009 @ 22:29:48, in Sicurezza, linkato 426 volte)

Non si placa la rabbia delle famiglie che hanno perso i loro cari nella fabbrica del terrore e di chi è ancora vivo è ammalato di tumore. Si parla dell’inchiesta sulla morte dei lavoratori della “Tricom/Galvanica PM” di Tezze sul Brenta in provincia di Vicenza. La fabbrica, ormai dal 2003 non più operante, ha provocato forse uno dei più grandi danni ambientali nel territorio del bassanese e dell’alta padovana.

Il problema principale nasce dall’utilizzo, in detta azienda, del cromo esavalente, del nichel e di altre sostanze tossiche i cui fumi si miscelavano tra di loro. Ora si potrebbe dire che in una ditta di cromature questo è normale. Certo, ma solo se fossero stati rispettati i sistemi di sicurezza e fosse stata tutelata la salute degli operai! Non è accaduto nulla di tutto questo anzi, a dimostrazione del perfetto contrario di quello che è una fabbrica rispettosa delle misure di sicurezza, si produsse un video, all’interno della ditta, mentre gli operai svolgevano il loro lavoro con tutti i pulsanti per gli aspiratori spenti non per volontà degli operai ma semplicemente perché non funzionanti.

Lì si respirava un “cocktail mortale” appunto. Sono morti in dieci. E degli altri malati, con conseguenze anche sui figli, cosa sarà? Aperta l’inchiesta, fatti i dovuti controlli da parte dei tecnici dell’Arpav, della Guardia Forestale dello Stato e dei medici legali, si è concluso che ci sono tutti i presupposti per il rinvio a giudizio di chi si è macchiato di questo crimine silenzioso. Il Tribunale di Bassano del Grappa, titolare dell’inchiesta, per la seconda volta ha chiesto l’archiviazione del caso. L’unica condanna che si è avuta in questo processo è stata quella di Paolo Zampierin, in rappresentanza della Tricom Pm, a due anni e sei mesi inflitta dal Tribunale di Cittadella. Inoltre la cosa sconvolgente è come gli scarichi tossici siano potuti finire nelle falde acquifere che servono il territorio inquinando l’acqua potabile. Insomma, si beve acqua al veleno? Un dramma nel dramma.

Il “Comitato di difesa del diritto alla salute nei luoghi di lavoro e della popolazione di Tezze e Bassano”, si è subito mobilitato per dire “no” all’archiviazione del caso ed avere giustizia. Il posto di lavoro è un diritto per tutti e il lavoratore una risorsa immensa che deve essere tutelata. L’essere umano non è uno schiavo o un rottame che, quando non funziona più, si butta via! In questo caso le responsabilità non sono solo del datore di lavoro ma anche di chi è chiamato ad applicare la legge ed a farla rispettare. Cosa c’è dietro questa nuova richiesta di archiviazione? Quale arcano mistero c’è da proteggere? Forse è meglio tacere perché lo scandalo è troppo grosso e perché troppi sono i morti causati da questa gravissima negligenza?

 
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