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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

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Di Armando Della Bella (del 08/08/2012 @ 01:00:30, in Politica Estera, linkato 1925 volte)

Francoforte, giovedì 2 agosto 2012, ore 14.54, dichiarazione del Presidente della Bce, Mario (Draghi): «La Bce potrebbe varare altre misure di politica monetaria non standard, ma solo nelle prossime settimane verranno definite le modalità di intervento». In sostanza il Presidente rinvia un programma di azioni non standard a sostegno dell'euro come l'acquisto, sul mercato secondario, di titoli di stato dei Paesi più in difficoltà quali Spagna ed Italia.

Apriti cielo! I mercati reagiscono malissimo, le Borse virano in negativo con Milano che, in caduta libera del 4,6%, in poche ore brucia 14,2 miliardi di capitalizzazione e lo spread schizza a 507 punti base, da un minimo di 439 punti toccato solo poche ora prima. Per i Btp decennali il rendimento torna al 6,33%, altissimo.

Passano solo ventiquattro ore e il clima dei mercati cambia repentinamente. Milano, unitamente a tutte le altre piazze europee, rimbalza a +6,34% e il differenziale BTP/Bund scende fino a 464 punti con un tasso di rendimento al 6,04%. Incredibile. Nel giro di poche ore lo spread BTP/Bund decennali si è mosso segnando un’escursione di oltre 110 punti base! Se giovedì erano state esagerate le attese e le reazioni per le parole del Presidente Mario (Draghi), che non aveva annunciato, così come si aspettavano i mercati, misure urgenti a sostegno dei paesi in difficoltà, il prospettato acquisto sul mercato secondario di titoli di stato a breve, in particolare di Italia e Spagna, quale strategia a corto raggio a difesa dell’integrità dell’Euro, nel giro di poche ore agita gli operatori e i mercati e raffredda la speculazione che ormai da troppo tempo si accanisce su un’Europa che fatica a trovare un’unità di intenti a difesa della moneta unica.

La novità è che il Consiglio Direttivo di Eurotower, riconoscendo che gli spread attuali non riflettono i fondamentali ma ostacolano la trasmissione della politica monetaria, ha acconsentito - con una sola astensione, indovinate di chi? - alla Bce di agire a breve per ripristinare il giusto equilibrio tra i tassi dei Paesi membri. Si è finalmente convenuto che gli investitori ipotizzano che l’euro si frantumi e che i bond potrebbero quindi essere rimborsati in valute nazionali più forti al nord d’Europa, e più deboli al sud d’Europa. Da qui la penalizzazione, in spread, per i Paesi più fragili. Non è perciò un problema interno al singolo Paese ma esiste una quota supplementare di spread che va azzerata perché prodotta dall'idea che l'euro possa finire e rischia essa stessa di accelerarne la fine.

Paradossalmente al Presidente Mario (Draghi), con poche a parole, riesce quello che invece, con molta fatica, non riesce al Presidente Mario (Monti), indaffarato così com’è in decreti Salva Italia, Sviluppo Italia, Spending Review, Fiscal Compact, riforma delle Pensioni e riforma del Mercato del Lavoro (una mole di lavoro enorme!): riportare, nel più breve tempo possibile il valore dello spread BTP/Bund a volori più accettabili e sostenibili per l’economia del nostro Paese, così pesantemente gravato da un debito pubblico di quasi 2mila miliardi di euro (123% del Pil). E quanto è successo la dice lunga su quello che da tempo Mario (Monti) insiste nel dire: solo una strategia unica ed una volontà politica comune europea possono salvare l’euro dalla speculazione internazionale. Il discorso di Mario (Draghi) e le sue conseguenze sui mercati ne sono la prova.

Certo è che la nostra situazione è molto diversa da quella spagnola: non abbiamo subito la bolla immobiliare, non abbiamo un ingente debito estero, i conti dello Stato al netto degli interessi sono attivi (+3,6% nel 2012), e il mondo bancario, non è gravato da mutui irrecuperabili. Tutto ciò a dispetto delle agenzie di rating che, imperterrite, continuano a distribuire valutazioni a destra e a manca declassando, giusto venerdì 3 agosto, 15 banche italiane su 32 esaminate: fra queste Mps, Carige, Dexia e Popolare di Milano mentre confermano il loro standing Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca. In sostanza, come più volte il Presidente Mario (Monti) dichiara con incisività alla stampa nazionale ed internazionale, ce la possiamo comunque fare e i mercati in questi giorni ci credono perché non tengono minimamente conto dei declassamenti operati.

Ce la possiamo fare se sapremo però indirizzare bene la nostra politica di risanamento interno. Certo non gravando ancora sul solito cittadino contribuente ormai già oberato da tasse, IMU, perdita del potere d’acquisto, mobilità e disoccupazione.

Perché, ad esempio non mettere mano agli oltre 3.000 enti inutili tra consorzi, società partecipate dallo Stato, dalle regioni, dai comuni e dalle province? Qualche esempio? L’ ”Istituto per le piante da legno e l’ambiente”, il “Centro piemontese di studi africani”, il “Centro internazionale del cavallo”, il “Centro di documentazione di storia della psichiatria”, l’ ”Ente autonomo fiera mostra dell’ascensione di Francavilla Fontana”, il “Consorzio per le applicazioni dei materiali plastici per i problemi di difesa della corrosione” e via dicendo. A questi si possono aggiungere gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali), che dovevano sparire nel 2010, i Bacini Imbriferi Montani, i Consorzi di Bonifica ancora in vita a ottant’anni dalla bonifica dell’Agro Pontino. Strutture tutte dotate di Cda, Presidente, Consiglieri e Revisori dei conti, le cui funzioni potrebbero essere invece svolte molto bene da Regioni, Province e Comuni. Il loro costo? La Corte dei Conti lo stima in 7 miliardi di euro l’anno, di cui 2,5 solo per i cda e gli amministratori.

Il Presidente Mario (Draghi) con due parole, in poche ore sposta miliardi di euro, in Italia Il Presidente Mario (Monti) per risparmiare qualche euro, si scontra con tempi biblici dovuti alla politica. La dimostrazione? Una su tutte: il “Consorzio obbligatorio per il nuovo ampliamento del porto e della zona industriale di Venezia-Marghera”, un ente di diritto pubblico istituito dallo Stato nel 1963 e posto in liquidazione nel 1995 è stato recentemente chiuso dopo ben 17 anni con un aggravio di un milione e mezzo di euro di spese, di cui oltre 757mila di parcella al Commissario(!).

Di questo passo, il Presidente Mario (Monti) ce la potrà mai fare?

 

Armando Della Bella

copyright © agosto 2012

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