|
\\ CITTADINI ATTIVI
BENVENUTO NEL BLOG UFFICIALE di CITTADINIATTIVI 
CITTADINIATTIVI LinkLog
CITTADINIATTIVI WebLog

Celato da un telo verde che impedisce ai cittadini di vedere, in via Cavallotti a Padova, quartiere Santa Croce, in piena città giardino, a fianco del parco di Villa Montesi, prosegue indisturbato lo scempio di essenze arboree di alto fusto divelte, seppellite da terra e calcinacci, in uno scenario di natura violentata e soppressa da gigantesche gru, ruspe a ed altri mezzi meccanici. Non c’è nessun cartello che indichi il progetto, nessuna motivazione che giustifichi la trasformazione di un parco in cumuli di terra, e in un gigantesco terrapieno: solo l’indicazione di lavori in corso e un divieto di accesso che suona come una dichiarazione di «lasciateci distruggere in pace».
Un paio d’anni fa avevo denunciato il primo abbattimento, nello stesso luogo, di alcune piante centenarie e l’eco, nella stampa e nelle tv private sembrava aver bloccato l’operazione: evidentemente il destino di questo parco era ormai segnato, hanno lasciato passare un po’ di tempo, che si calmasse la reazione e l’indignazione dei cittadini ed il disegno distruttivo prosegue.
Ma perché? Perché tanto accanimento contro la natura e l’ambiente? Perché succede questo con un’amministrazione di sinistra, con un vicesindaco come Ivo Rossi dallo specchiato passato ambientalista? Perché l’amministrazione comunale, tutta proiettata sulla realizzazione di park sotterranei in centro (politica fra l’altro abbandonata dai comuni virtuosi perché attira le auto invece che allontanarle dal centro) e mega cavalcavia perde di vista e si disinteressa della tutela e della conservazione del sempre più esiguo patrimonio arboreo che ancora rimane in questa città?

Utilizzando le parole di Stefano Micossi, in un recente articolo apparso sulla stampa nazionale, “tra le cause della crisi economica italiana, un ruolo determinante è svolto dalla cattiva qualità delle istituzioni, in primis le istituzioni e i comportamenti della politica. Anche la politica è un mestiere, nel quale si entra per fare carriera e guadagnare denaro; si ottengono anche influenza e potere, oltre a mille piccoli privilegi nella vita quotidiana. Dunque, i guadagni monetari dovrebbero essere più contenuti, rispetto a posizioni comparabili nel settore privato.
In Italia avviene precisamente il contrario. Le retribuzioni dei nostri politici e degli alti funzionari delle amministrazioni sono ormai molto più alti del settore privato e, in assoluto, completamente fuori linea nel confronto internazionale. La revisione delle regole di remunerazione del Parlamento europeo ha fatto emergere l'anomalia italiana: i nostri deputati, che finora percepivano la remunerazione nazionale, guadagnano oltre 12000 euro al mese, oltre 150.000 euro l'anno. Il Paese più generoso dopo di noi, l'Austria, paga poco più di settemila euro; la Svezia e il Lussemburgo, molto più ricchi di noi, pagano intorno a 5000 euro.
Lo stipendio dei parlamentari non è che la punta dell'iceberg. Negli ultimi anni, retribuzioni generose e benefici accessori si sono moltiplicati nelle assemblee regionali - dove le retribuzioni si sono spesso allineate a quelle parlamentari - provinciali e comunali, per decisioni sempre unanimi assunte di solito in sordina, quando l'opinione pubblica era distratta. Un impiego pubblico, più che una funzione rappresentativa.
Generosi con se stessi, ma non meno generosi con i propri collaboratori nei vertici delle amministrazioni, sempre più scelti secondo il deleterio «sistema delle spoglie». Introdotta con la scusa di attirare i talenti, la contrattualizzazione della dirigenza ha condotto a retribuzioni sproporzionate - 300, 400, anche 500 mila euro per direttori generali e capi di agenzie indipendenti. Nel settore privato remunerazioni di questo livello sono percepite solo da manager al massimo livello: i quali però lavorano moltissimo, rischiano del proprio e non godono delle garanzie tipiche dell'impiego pubblico.
L'esplosione delle retribuzioni si è accompagnata a un altro fenomeno: l'occupazione diretta dei posti di nomina politica da parte di esponenti della politica che perdono il posto in parlamento o nelle assemblee elettive. L'esempio più straordinario è quello dei commissari delle autorità indipendenti, istituite per garantire che certe funzioni pubbliche fossero indipendenti dalla politica, ora riempite di politici che avevano perso il posto.
Nei prossimi anni il riequilibrio delle nostre finanze pubbliche disastrate richiederà molti sacrifici. Credo che sarà difficile convincere i cittadini ad accettarli, se prima la politica non darà seri segni di ravvedimento, cessando di saccheggiare le casse pubbliche a proprio vantaggio. Un'indagine parlamentare sulle retribuzioni delle cariche elettive e dei vertici delle amministrazioni potrebbe aiutare a far luce sulla dimensione del fenomeno; il riferimento agli standard europei per le diverse cariche fornirebbe la misura dei tagli da effettuare”.
Stante la situazione e prendendo atto dell’ormai sempre più crescente disaffezione della pubblica opinione verso
la “Politica ”,
la nostra Associazione si fa promotrice e da l’avvio ad una raccolta firme nazionale per una:
PETIZIONE AL PARLAMENTO ITALIANO PER UNA LEGGE CHE ABBATTA I COSTI DELLA POLITICA ED I PRIVILEGI RICONOSCIUTI ALLA CLASSE POLITICI
Essa può essere comodamente sottoscritta accedendo online al nostro sito web (www.cittadiniattivi.it) al seguente link (clicca qui di seguito: Sottoscrivi la Petizione).
E’ nostra intenzione, unitamente a tutte quelle Associazioni e/o Movimenti che vorranno condividere con noi questa iniziativa e che preghiamo di contattarci ai riferimenti sotto espressi, consegnare la Petizione e le firme raccolte, nelle mani del Presidente della Repubblica e nelle mani dei Presidenti di Camera e Senato onde sensibilizzare la classe politica per un radicale, etico e morale cambiamento nel rispetto delle esigenze e dei bisogni del popolo italiano.
Vi invitiamo a dare la massima diffusione a questa nostra iniziativa, segnalando il sito www.cittadiniattivi.it ed invitando tutti i contatti della vostra rubrica e tutte le persone che conoscete a sottoscrivere la petizione.
Si è votato per il nuovo Parlamento Europeo e, come sempre, nessun partito ha perso le elezioni. Nelle dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa, tutti i leader politici trovano, nel proprio risultato elettorale, grandi motivi di soddisfazione tali da ringraziare il proprio elettorato. I sorrisi si sprecano, l'aplomb regge, le mani meccanicamente continuano, per consolidata abitudine, a stringersi. Qualunque sia il voto ottenuto, ogni leader di partito riesce a trovare sempre un precedente esito elettorale che ne giustifica la crescita od il consolidamento della “spinta innovativa che il partito ha saputo interpretare”. Peccato però che se qualcuno vince non può non esserci qualcuno che perde.
Non ha certamente vinto il Pdl. Contrariamente alle aspettative, non solo non centra il fatidico traguardo del 40%-45% più volte annunciato da Berlusconi in campagna elettorale ma addirittura indietreggia di oltre 2 punti rispetto alle ultime elezioni politiche. Né il PD può cantare vittoria: perde oltre il 7% rispetto sempre allo stesso voto.
La Sinistra radicale, lacerata da lotte fratricide, frutto di insuperabili personalismi, rinuncia ad un sano pragmatismo scomparendo così, come da quello italiano, anche dal panorama politico europeo. E dall'altra parte della barricata non son rose ma solo spine: svanisce la Destra di Storace che aveva stretto un patto elettorale con l'Mpa di Gabriele Lombardo, new entry del panorama politico italiano ma già sconfessato, in Regione Sicilia, dalla sua stessa maggioranza. E dopo molti lustri passati in Europa spariscono anche i Radicali di Marco Pannella & C., nonostante l'Italia, con Emma Bonino, abbia avuto, nel passato, uno dei più apprezzati commissari europei.
Certo l'Italia dei Valori ha ragioni per gioire perché aumenta il suo consenso elettorale dal 4,4% del 2008 all'8% delle Europee ma ha anche fondati motivi per dolersi. Se si esclude il solo Di Pietro, l'elettorato, con le preferenze, ha bocciato tutti i suoi candidati promuovendo in Europa, al loro posto, solo quelli indipendenti e provenienti dalla società civile. Solo il meccanismo delle rinunce incrociate ha consentito a tre di loro (Iovine, Rinaldi, Uggias) di raccogliere un seggio, segno questo che la dirigenza di questo partito non gode di un pubblico apprezzamento da parte dell'elettorato.
Di più. La new entry, il pm Luigi De Magistris ha superato, in preferenze ed in 4 su 5 circoscrizioni, il più famoso pm Antonio Di Pietro, fatto questo fino ad ora mai successo e, conoscendo il carattere del presidente, forse la cosa non deve avergli fatto molto piacere. Infatti, subito dopo per mitigarne l'effetto negativo, il partito si è subito affrettato a comunicare, all'opinione pubblica, che, di lì a poco, avrebbe tolto, dal proprio logo, il nome “DiPietro”. Sarà De Magistris il nuovo leader del gabbiano che vola?
Come l'Idv, anche l'Udc consegue una pur minore crescita ma, tra le sue file, deve registrare, forse, la bocciatura più eclatante: il principe-ballerino Emanuele Filiberto di Savoia, segno questo che l'Italia non ha ancora metabolizzato, nonostante gli apprezzamenti in tv, la presenza degli ex regnanti sul suo territorio. Anche la Lega cresce di 2 punti ma non potrà mai sfondare: da prefisso telefonico le percentuali raccolte al centro-sud.
Ma allora, chi, senza ombra di dubbio, ha vinto? La “Casta” è troppo impegnata a parlarsi addosso da non vedere che c'è un partito che ha aumentato il suo “consenso” di 12 punti rispetto al 2008 e di oltre 6 punti rispetto al 2004: il partito degli astenuti. Per le Europee si sono astenuti più di 10 milioni di elettori sugli oltre 33 chiamati alle urne, con un aumento di quasi il 10% rispetto al 2004. Certo ciò dipende dal disinteresse, crescente anche in Italia, verso l'Europa e le sue istituzioni. Ma dipende anche dal diffondersi degli atteggiamenti negativi – dalla noia al disgusto – verso una politica nostrana condita da cinismo, odio, rancore e denigrazione. Ma di questo, come sul Titanic, nessun politico sembra però accorgersi....

Venerdì 12 giugno scorso è successo qualche cosa di più importante dell'elezione di un nuovo presidente della Repubblica Islamica dell'Iran.
Ormai tutto il mondo sa che Ahmadinejad è stato rieletto per la seconda volta, ma per fortuna sa anche che vi è un movimento riformista che è disposto a lottare e a protestare a favore del cambiamento nel paese. Infatti, la massiccia protesta di Teheran lo dimostra. Da ieri sera fino a questo momento sono scesi più di 2 milioni di persone per le strade della capitale dell'Iran.
Ma purtroppo la risposta repressiva del regime ha causato finora 7 morti e molti feriti. Proprio stamattina i famigerati Pasdaran, le guardia della Rivoluzione, hanno cominciato a sparare sulla folla nella Piazza Azadi (Libertà) al centro della città di Teheran.
Dopo trent'anni dalla rivoluzione teocratica di Khomeini il paese si trova diviso. Da una parte la società civile Iraniana composta per lo più da giovani. D'altra parte una gerarchia clericale degli ayatollah, un'elite altamente privilegiata. Ma la vittoria di Ahmadinejad "con il 63% dei voti" e la repressione delle proteste potrebbe essere l'inizio della "seconda rivoluzione". Ricordiamo che la prima rivoluzione è stata quella dell'eliminazione dello Scià nel 1979.
Nel 30° anniversario della Repubblica islamica, è la prima volta che l'esito delle elezioni costringe i cittadini a scendere in piazza senza paura contro gli intoccabili a difesa della legalità.

L'appuntamento più atteso dagli Iraniani è il prossimo 12 giugno, quando dovranno eleggere un nuovo presidente della Repubblica. I candidati sono quattro, compreso il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad. Ma cerchiamo di conoscere chi sono gli altri tre contendenti.
Il primo è Mir Hussein Moussavi: già primo Ministro nei anni ottanta durante la sanguinosa guerra tra l'Iraq e Iran, viene considerato un riformista e appartiene al gruppo riformista di Khatami, ex presidente della Repubblica. Infatti, Khatami, che inizialmente aveva presentato la propria candidatura, si è ritirato sostenendo proprio Mir Hussein Moussavi. Anche se c'è molta perplessità sul fatto che il personaggio Moussavi possa portare un vero cambiamento sia sul fronte interno sia sul fronte internazionale, in quanto è un membro della vecchia guardia del regime. I
l secondo candidato è Mehdi Karoubi, ex presidente del Parlamento, nato 72 anni fa nella antica regione di Loristan. Durante i suoi studi religiosi presso la Facoltà di Teologia della Università di Teheran ha conosciuto l'Ayatollah Khomeini diventando uno dei suoi sostenitori nella rivoluzione Islamica 1979. Anche Karoubi viene considerato un riformatore pragmatico, spesso ha criticato il Consiglio Guardiani, organo supremo composto da 12 membri nominati per sei anni la cui funzione principale è quella di assicurare la compatibilità delle leggi con la Costituzione e con l'Islam.
Il terzo candidato è Mohsen Rezai, conservatore, già capo delle guardie della rivoluzione, i Pasdaran, per più di dieci anni. La candidatura di quest'ultimo viene invece considerata da tanti come una manovra di pura facciata. Dopo il confronto televisivo tra Ahmadinejad e Mir-Hossein Mousavi, uno dei due candidati riformisti alla presidenza dell'Iran - trasmesso dei due canali televisivi satellitari Iraniani IRIB e Shar - si è avuta la netta impressione che Ahmadinejad abbia vinto con netto vantaggio questo primo match.
Purtroppo Mousavi non è stato molto deciso nel contestare la politica estera di Ahmadinejad, che ha di fatto isolato l'Iran dalla Comunità Internazionale non solo sulla questione nucleare, ma anche sui diritti umani e la liberta di stampa. Mousavi non è riuscito ad incalzare Ahmadinejad sui diritti delle minoranze - come otto milioni di Curdi, quattro milioni di arabi in khuzestan - o sui diritti delle donne.
Come si dice, non si muove foglia che "Ayatollah Ali Khamenei " non voglia!!! L'Ayatollah Khamenei, largamente considerato il simbolo della classe dirigente conservatrice del Paese, è un sostenitore di Ahmadinejad e per questo motivo nè Mousavi nè Karrubi potranno portare l'Iran fuori da questa situazione.

Papi. No, non è, come qualcuno potrebbe pensare, visto l'ambito politico, la sigla evoluzione del più noto Pati (Piano di Assetto del Territorio Intercomunale) ma semplicemente il “nomignolo” con il quale una sconosciuta neo-maggiorenne, la signorina Noemi Letizia di Napoli, chiama, affettuosamente, il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi.
Ebbene, ad oggi, questo è quanto di “programmatico” il dibattito politico in Italia ha saputo partorire in vista delle prossime elezioni europee. Il tutto unito ai contenuti della lettera con la quale la consorte del premier, Sig.ra Veronica Lario, denunciava l'inserimento (cosa poi non avvenuta) di “veline” e “starlette” nelle liste del PDL, definite, quest'ultime, senza mezzi termini, “ciarpame senza pudore”.
E' pur vero che le elezioni per il Parlamento Europeo sono elezioni depotenziate perché sono le uniche nelle quali non è in gioco il controllo del governo e perché non c'è il “voto utile”. Coerenza richiederebbe però a persone che mettono in “saccoccia”, tra indennità, diarie e rimborsi vari, circa 30/35 mila euro al mese, che si impegnassero, in campagna elettorale, ad annunciare al popolo quali sono i contenuti programmatici e politici con i quali si apprestano a chiedere il consenso agli italiani. Macché.
Fino ad oggi non ho letto, né sentito un intervento di un politico italiano su temi che sono rilevanti per il nostro futuro e soprattutto per quello delle generazioni più giovani. Abbiamo solo poche settimane per discutere delle strategie con le quali arrivare alla creazione degli Stati Uniti d'Europa, per discutere delle disfunzioni di quello che è il quadro istituzionale generale e dei difficili rapporti tra Stati ed Unione, per discutere della debolezza della politica Ue, delle prospettive grigie di Eurolandia, delle schizzofreniche strategie Ue in materia di immigrazione e sicurezza, della mai partorita Costituzione Europea, del ruolo dell'Italia e dei cambiamenti in corso nell'economia mondiale. Niente di tutto questo. Ciò che ora va in onda è solo la soap-opera “Brinda con Papi”. Nemmeno l'autorevole quotidiano “Times” rimane esente dal contagio da “buco della serratura”: è costretto a chiedere pubblicamente scusa alla madre di Noemi per avere mal tradotto un suo auspicio sulla prossima carriera della figlia.
Ho sempre ritenuto corretto distinguere il pubblico dal privato. Attaccare l'avversario politico sul piano personale con l'obbiettivo di distruggerlo, denota solo povertà intellettuale ed incapacità nel saper argomentare una qualsiasi critica politica al suo agire. Questo, per me, vale sia nei confronti di Berlusconi come di qualsiasi altro leader politico del centrodestra o del centrosinistra. E’ sul piano del confronto delle idee che si ottiene il consenso, non come logica conseguenza della distruzione dell'immagine dell'avversario, toccato negli affetti e nei legami parentali.
Questa oggi è l'immagine della classe politica che, a breve, consegneremo all'Europa. Una classe politica campione di trasformismo, capace cioè di far parte del comitato che promuove il referendum e che poi, a pochi giorni dalla consultazione, invita gli italiani a votare contro. Una classe politica che si dimostra impreparata a saper prevenire l'attacco portato ad un sindacalista, Rinaldini, spinto giù dal palco del comizio. Una classe politica incapace di accorgersi che, oggi, lo stipendio medio di un italiano, secondo l'Ocse, si colloca solo al 23° posto tra i paesi sviluppati: dopo di noi, in Europa, solo Ungheria e Turchia.
Ma perché preoccuparsi tanto? Ma sì, godiamoci lo spettacolo del “Grande Fratello” in politica!

Continua senza sosta e incessantemente l’azione dei comitati “No Dal Molin” contro l’allargamento della base USA a Vicenza. Dopo gli ultimi sit-in davanti alla base, fa notizia l’acquisto del terreno situato ai confini dell’area su cui sorge.
Con l’iniziativa “Mettiamo radici al Dal Molin”, le adesioni sono piovute a raffica, anche tramite delega. Alla presenza di un notaio, il terreno, valutato 25 mila euro, è stato diviso tra 430 nuovi proprietari che hanno acquistato 544 quote a 100 euro ognuna. L’area, di qualche migliaio di metri quadri, è disposta sul lato nord a fianco di una delle uscite.
Gli attivisti sono riusciti a raccogliere l’intera cifra, compreso il 18% per il pagamento delle imposte di registro e l’atto notarile. Ora il terreno è diventato il loro presidio. Riusciranno in questo modo a contrastare l’esproprio per la realizzazione dell’entrata della base?
La telenovela continua!

Dopo la buona notizia derivante dal recente recupero di circa 400 milioni di euro operato, dalla Regione Veneto, con l'accordo raggiunto in sede di conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul ripartimento del fondo sanitario nazionale, ne arriva un’altra che invece offusca un po’ quella virtuosità di cui, da sempre, si fregia il Veneto e che riguarda la “Carta dei Servizi Asl”. Del caso si è occupato anche il movimento consumatori nell'ambito del progetto "SOS salute".
Si tratta di un documento esposto negli uffici “Relazioni con il Pubblico” e che contiene una sorta di patto tra gli enti che erogano servizi di pubblica utilità ed i cittadini. Questa “Carta dei Servizi” permette di conoscere l'organizzazione dell'azienda ospedaliera, le prestazioni offerte, le forme di assistenza, i reclami.
Le Asl purtroppo però, sull’argomento, non sono molto efficienti: 7 su 23 sono dotate di una versione cartacea, 6 hanno solo opuscoli informativi, 13 l'hanno inserita sul sito internet, 15 solo materiale informativo online. Soltanto Rovigo e Belluno hanno superato l'esame mentre Venezia è risultata la peggiore: possiede una carta dei servizi vecchia del 1989 nemmeno aggiornata in internet.
Anche altre realtà come Treviso, Vicenza, Bassano Del Grappa e Padova non possiedono una “Carta” stampata che tutti possano consultare, specie gli anziani. Perché non investire i fondi che eccedono nella cassa regionale della sanità per fornire la “Carta dei Servizi” a tutte le Asl aggiornandole e rendendo così più facile la vita a tutti gli utenti?
Intanto si pensa all’apertura, in Veneto, di un polo specializzato in malattie rare grazie ad un'intesa europea tra Veneto, Friuli, Carinzia e Slovenia. I cittadini partner potranno curarsi con oneri a carico della UE senza costi aggiuntivi. Viene messo in pratica il trattato di Schengen che permette ai pazienti di usufruire delle strutture ospedaliere comunitarie.

295. Tanti sono i morti provocati dal terribile sisma che ha devastato l’Abruzzo e che si aggiungono agli oltre 1.600 feriti. Ma quanti di questi morti sono riconducibili alla forza della natura piuttosto che, invece, alla mala gestione di una classe politica che ormai, da tempo, dimostra tutti i suoi limiti etici e morali?
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano così si esprime sul terremoto d’Abruzzo: a rendere così tragico il bilancio, in termini di vite umane "hanno contribuito anche comportamenti come lo sprezzo delle regole e il disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini". E’ sconvolgente lo scoprire come lo stato italiano, dal ’45 al ’90, causa l’inefficiente prevenzione, abbia speso oltre 75 miliardi di euro – circa 140 milioni di euro al giorno – il costo di 12 ponti sullo stretto di Messina, solo per tamponare i danni. Ha ragione il Presidente: non ci sono scuse!
Non era ancora trascorso un anno da quando l’Abruzzo veniva politicamente e moralmente sconvolto dalla scandalo che aveva decapitato la giunta regionale accusata di associazione per delinquere, corruzione e concussione per gestione privata nella sanità - queste le accuse che avevano portato la Guardia di Finanza ad arrestare il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, unitamente ad altri – che ora un’altra grave ferita colpisce la dignità dei suoi abitanti. Un anno, questo, per l’Abruzzo da dimenticare.
Solo 21 anni dopo il terremoto in Irpinia, 9 dopo l'alluvione in Valtellina, 3 dopo la frana di Sarno, nel 2001, si disponeva l’emanazione di specifiche norme tecniche relative alle costruzioni in zone sismiche che arrivarono solo nel 2003 e la cui applicazione fu rinviata più volte fino al 2005, quando furono approvate le Ntc “Norme tecniche per le costruzioni” la cui entrata in vigore è stata, di anno in anno, puntualmente prorogata. L’ultimo rinvio risale al 27 febbraio scorso (!), col solito decreto «milleproroghe» (nome quanto mai azzeccato), lo stesso usato da Prodi nel 2007, con il quale si posticipava l'entrata in vigore delle Ntc dal 30.6.09 al 30.6.10. Siamo il Paese del “tanto fumo (negli occhi del cittadino) e poco arrosto”, degli annunci, sotto la spinta emotiva del popolo, e delle successive proroghe, sotto la spinta delle lobby di potere. Nel frattempo non si contano più le vittime innocenti, soprattutto i bambini, e a San Giuliano di Puglia, il 31.10.02 crollava la scuola elementare uccidendo 27 scolari ed una maestra. “Dulcis in fundo”: anche la prima versione del recente “Piano casa”, proposto dal governo, allentava le vigenti normative antisismiche.
Sconvolge il livello di immoralità che ha raggiunto oggi la nostra società: si passa dall’utilizzare la più economica sabbia del mare per tagliare il materiale edile – corrodendo così i tondini di ferro e provocando il crollo di interi palazzi– al vantarsi, sul Tg1, nell’edizione del 7.4.09, degli ottimi dati auditel raggiunti con la diretta dai luoghi della tragedia, dal costruire, in 37 anni, l’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila che costerà 9 volte più del necessario ed il cui cemento oggi si è sgretolato come la creta, alla recente “Casa dello Studente”, trasformatasi in pietra tombale per 8 ragazzi e nei cui pilastri mancava la “staffatura”, dalla denuncia per procurato allarme inflitta al ricercatore Giampaolo Giuliani reo di aver urlato ai quattro venti la sua convinzione, alla variazione attuata dalla Regione Abruzzo, nel 1983, quando abbassò il rating sismico dell’Aquila – da rosso ad arancione - che tale è rimasto fino ad oggi.
Un terribile dubbio allora a questo punto mi assale: ma, visti gli esempi ed assodato che il nostro è un Paese ad altro rischio sismico e provato che la nostra classe politica non è in grado di tutelare a fondo la vita dei suoi concittadini anche di fronte a queste catastrofi naturali, chi ci garantirà, in un prossimo futuro, la sicurezza di fronte ai possibili pericoli correlati alla recente svolta al nucleare? Solo ai nostri figli è delegata la risposta...

Non si placa la rabbia delle famiglie che hanno perso i loro cari nella fabbrica del terrore e di chi è ancora vivo è ammalato di tumore. Si parla dell’inchiesta sulla morte dei lavoratori della “Tricom/Galvanica PM” di Tezze sul Brenta in provincia di Vicenza. La fabbrica, ormai dal 2003 non più operante, ha provocato forse uno dei più grandi danni ambientali nel territorio del bassanese e dell’alta padovana.
Il problema principale nasce dall’utilizzo, in detta azienda, del cromo esavalente, del nichel e di altre sostanze tossiche i cui fumi si miscelavano tra di loro. Ora si potrebbe dire che in una ditta di cromature questo è normale. Certo, ma solo se fossero stati rispettati i sistemi di sicurezza e fosse stata tutelata la salute degli operai! Non è accaduto nulla di tutto questo anzi, a dimostrazione del perfetto contrario di quello che è una fabbrica rispettosa delle misure di sicurezza, si produsse un video, all’interno della ditta, mentre gli operai svolgevano il loro lavoro con tutti i pulsanti per gli aspiratori spenti non per volontà degli operai ma semplicemente perché non funzionanti.
Lì si respirava un “cocktail mortale” appunto. Sono morti in dieci. E degli altri malati, con conseguenze anche sui figli, cosa sarà? Aperta l’inchiesta, fatti i dovuti controlli da parte dei tecnici dell’Arpav, della Guardia Forestale dello Stato e dei medici legali, si è concluso che ci sono tutti i presupposti per il rinvio a giudizio di chi si è macchiato di questo crimine silenzioso. Il Tribunale di Bassano del Grappa, titolare dell’inchiesta, per la seconda volta ha chiesto l’archiviazione del caso. L’unica condanna che si è avuta in questo processo è stata quella di Paolo Zampierin, in rappresentanza della Tricom Pm, a due anni e sei mesi inflitta dal Tribunale di Cittadella. Inoltre la cosa sconvolgente è come gli scarichi tossici siano potuti finire nelle falde acquifere che servono il territorio inquinando l’acqua potabile. Insomma, si beve acqua al veleno? Un dramma nel dramma.
Il “Comitato di difesa del diritto alla salute nei luoghi di lavoro e della popolazione di Tezze e Bassano”, si è subito mobilitato per dire “no” all’archiviazione del caso ed avere giustizia. Il posto di lavoro è un diritto per tutti e il lavoratore una risorsa immensa che deve essere tutelata. L’essere umano non è uno schiavo o un rottame che, quando non funziona più, si butta via! In questo caso le responsabilità non sono solo del datore di lavoro ma anche di chi è chiamato ad applicare la legge ed a farla rispettare. Cosa c’è dietro questa nuova richiesta di archiviazione? Quale arcano mistero c’è da proteggere? Forse è meglio tacere perché lo scandalo è troppo grosso e perché troppi sono i morti causati da questa gravissima negligenza?
E’ nata a Padova la prima agenzia di ricollocamento per i manager. Grazie a Unimpiego-Confindustria e Federmanager che hanno raccolto i dati dei manager immettendoli in una banca dati nazionale, favorendo così l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Lo stesso amministratore delegato di Unimpiego, Riccardo Rosi, sostiene che mentre per un operaio è relativamente più breve il tempo di attesa per un nuovo lavoro, per il dirigente è più difficile, specie poi quando supera i quarant’anni. Inoltre il responsabile del progetto di Federmanager Padova, Mario Baroni, sostiene che il manager deve essere aiutato anche grazie alla formazione.
I risultati in Veneto per questa iniziativa sono stati più che positivi: a oggi sono stati ricollocati quattordici manager su venti, in tutta Italia. E’ tutto molto lodevole, in un periodo di gravissima crisi come questo che stiamo attraversando, però non si capisce perché per gli operai che perdono il lavoro non ci siano tutti questi aiuti e non ci sia nessuno che realmente abbia interesse a ricollocarli altrove.
Come si fa ad affermare che per un operaio è più facile trovare altro e in meno tempo? Ci hanno mai provato? Per non parlare poi dell’età: l’operaio a quarant'anni è finito, nessuno lo prende a lavorare, ora cercano i ragazzini con l’apprendistato, i giovani al massimo trentenni. Gli operai pagano con la propria pelle i “no” ricevuti per un lavoro e gli esigui stipendi con cui vivono. Non si vuole colpevolizzare nessuno ma, soprattutto oggi, con la crisi in corso è assai importante avere una maggiore attenzione per tutta la forza lavoro.

Non so se siamo ancora capaci di indignarci, talmente siamo assuefatti alla falsità della stampa e della televisione in mano a giornalisti prezzolati (Grillo è incomparabile nel suo blog quando parla di “tentazione di lasciarsi andare un po’ da questa deriva da fogna, leggere che so, il Giornale , Libero o il Foglio, lasciarmi galleggiare in questa m.... informatica, così che potrei anche rilassarmi”), ma la nausea ed un senso di vomito mi viene ancora quando leggo qualche inchiesta di Gianantonio Stella: l’ultima, frutto del lavoro di Flavien Deltort e pubblicata nel Corriere della Sera del 22 aprile, che parla dei nostri Deputati europei, i più pagati ed i più assenteisti.
Neanche il radicale Marco Cappato, pur essendo parlamentare europeo era riuscito ad avere dati sulle presenze dei suoi colleghi parlamentari perché , gli era stato risposto “non esiste nessun alcun documento che riporti il numero totale delle presenze per deputato alle diverse riunioni ufficiali”. La richiesta era stata addirittura respinta dal segretario generale Harald Romer che gli spiegò, come da deputato potesse chiedere solo i suoi. Cappato ha dovuto formalizzare la richiesta in una risoluzione presentata all’Europarlamento che finalmente l’ha approvata a larga maggioranza (355 si, 18 astenuti e 195 contrari, tra i quali tutti i deputati del PDL).La risoluzione, che comunque non avrà seguito, in quanto la legislatura si sta avviando alla sua conclusione, prevedeva la possibilità di avere la disponibilità di informazioni sulle presenze dei parlamentari, con pubblicazione ed accesso al sito web del Parlamento Europeo.
Ma che cosa dicono i documenti ufficiali che, cocciutamente, Delort ha raccolto uno dopo l’altro in questo mare di difficoltà? Dicono esattamente quello che c’era da aspettarsi sui nostri euro deputati, i più pagati , i più assenteisti ed i più fannulloni: fra i primi 100 eurodeputati più presenti a Strasburgo gli italiani sono solo 3, meno di 1/3 dei tedeschi ed inglesi, 1/5 dei polacchi, ma svettano fra gli assenteisti classificandone 10 fra i primi 20.
“Com’è possibile” , si chiede Gianantonio Stella,” che pur avendo l’Italia un decimo dei seggi europei ci ritroviamo con soli sei rappresentanti nella classifica dei 250 più presenti nelle varie commissioni?” “Com’è possibile che abbiamo solo dieci parlamentari fra i primo cento più assidui, quando 17 sono gli spagnoli, 25 gli inglesi e ben 39 i tedeschi?.” Dominiamo invece nelle posizioni di coda, ben 9 fra gli ultimi 21 e ben 37 (metà dei nostri europarlamentari) oltre la 800 esima posizione (sul totale di 921). Oltre il 900° posto troviamo Gianni De Michelis, Cirino Pomicino, Raffaelle lombardo, Alessandra Mussolini ed Umberto Bossi.
L’altra notizia,che fa venire una bile così ,riguarda le indennità dei parlamentari europei. Com’è risaputo, i nostri europarlamentari non sono solo assenteisti e fannulloni, sono anche i più strapagati all’interno del Parlamento Europeo, godono di alte, altissime indennità , che, fortunatamente, dalla prossima legislatura verranno erogate non più dai singoli Stati membri, ma , finalmente, dal Parlamento europeo che ha già fissato un’unica indennità, uguale per tutti i parlamentari, di 7.000 €, in genere, più elevata rispetto a quella finora riconosciuta a tutti i parlamentari, ma decisamente più ridotta per i nostri europarlamentari.
Ebbene sembra proprio - se ne parlava ieri sera su “Exit”- che sia pronta una leggina per riconoscere un’integrazione ai nostri parlamentari per “adeguarli” alle indennità alle indennità percepite dai membri del Parlamento Italiano. Il Paese è in crescita zero, l’economia italiana è quella che più arranca e la più debole nell’area UE, c’è stato il terremoto in Abruzzo che impegnerà risorse fino a raschiare il fondo del nostro disastrato bilancio, però i soldi per i nostri già strapagati parlamentari devono, comunque, saltare fuori.

La questione curda, per quanto ben caratterizzata e definita, non risulta del tutto comprensibile se astratta dal contesto nel quale si è sviluppata: quello della storia del Medioriente. Un legame che si è rinsaldato nello scorrere degli avvenimenti del secolo scorso: l'evoluzione dal sistema coloniale all'imperialismo moderno, la scoperta e lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, le guerre mondiali, i conflitti locali e la «guerra fredda». Queste sono solo alcune delle problematiche che fanno sì che la questione curda si possa considerare assai vicina alle vicende della storia europea.
Negli ultimi 20 anni i partiti curdi hanno indirizzato i loro sforzi di lotta, sia armata sia politica, non più, soltanto, contro le potenze, contro i singoli regimi repressivi dell'Iran, della Turchia, della Siria e prima dell’Iraq. La lotta per l’indipendenza ha assunto i connotati propri delle lotte di liberazione in corso anche in altri paesi nel mondo, da parte delle minoranze oppresse. Ma questa affermazione è solo in apparenza semplice: in realtà spesso, per i curdi, è addirittura difficile individuare il proprio vero nemico, e questo dipende da numerosi fattori: ad esempio, il più delle volte, paesi lontani dal Curdistan, ma presenti sulla scena internazionale, formalmente approvano e sostenevano l'indipendenza dei curdi, ma in sostanza appoggiavano la politica repressiva dei singoli governi, spesso con aiuti economici ai vari regimi, nascondendo così le consuete dinamiche dell'imperialismo dietro un intervento indiretto ma ugualmente efficace.
II Curdistan esiste da almeno quattromila anni, abitato da una popolazione di stirpe indoeuropea, di religione originariamente zoroastriana convertitasi all'islam dopo la conquista araba; il popolo curdo ha vissuto fino al secolo scorso perfettamente integrato con le altre culture del Medio oriente. Alla fine della Prima guerra mondiale questo territorio è stato arbitrariamente suddiviso dalle potenze europee vincitrici che perseguivano i propri interessi coloniali nella regione: da allora la situazione è rimasta invariata e il popolo curdo combatte per riavere il diritto a vivere libero e in pace sulla propria terra.
Cerchiamo di chiarire ai lettori italiani, cosa vogliono i curdi. Il popolo curdo chiede che la minoranza curda venga riconosciuta dai governi negli stati nei quali risiede, chiede di potere fare uso della propria lingua, della propria tradizione, dalla propria scuola, ma soprattutto vuole la democratizzazione dei paesi che controllano il Kurdstar. Proprio questo è stato il punto che ha sempre determinato la brutale repressione da parte dei singoli governi che occupano il kurdistan nei confronti del popolo curdo.
La prima guerra del Golfo, nel 1991, aveva portato alla ribalta delle cronache le persecuzioni di cui sono stati, e sono tuttora oggetto, i curdi. È emerso palesemente l'aspetto tragico e terribile della loro esperienza, ma quello che ancora una volta era ed è sfuggito, e che continua a rimanere tuttora ai margini dell'informazione, è l'analisi attenta della loro storia e della loro cultura.
Sono una delle più importanti ed antiche civiltà dell'Oriente, eppure questa verità elementare e fondamentale resta spesso nell'ombra. Una "dimenticanza" dovuta, con tutta probabilità, almeno nel campo dei media, ad una "colta" ignoranza. Certo che il popolo curdo non può vantare gli uomini più ricchi del pianeta. Genericamente è indicata come una minoranza oppressa. Un luogo comune, come tanti altri, per spiegare lo smembramento del popolo curdo. È in questi luoghi comuni che si affossano ogni giorno le speranze di migliaia di uomini.
Spesso il sogno di vivere in un kurdistan libero e indipendente è finito sulle coste pugliesi e calabresi in Italia o in altri paesi europei, per i curdi in fuga dalla persecuzione provocata dei governi dell’Iran, della Turchia, della Siria e dell’Iraq prima dalla caduta del regime dittatoriale di Saddam.
La formazione di una diaspora curda in Europa è un fenomeno recente. Nel 1960, i curdi provenienti dalla Turchia hanno iniziato ad arrivare in Germania, Austria, Svizzera e Francia, come lavoratori immigrati nel quadro di contratti governativi e accordi in materia di lavoro degli immigrati. Ma dopo la rivoluzione islamica, in Iran, del 1979, il colpo di Stato in Turchia del 1980, il massacro perpetrato dal regime iracheno con l’operazione Anfal e la campagna, lanciata nel 1992, di evacuazione forzata e distruzione di villaggi curdi accoppiata con una politica di assassinio politico di élite da "squadroni della morte" e forze paramilitari, è aumentato l’esodo dei curdi verso l'Europa. Il gruppo più consistente (circa 650 mila) si trova in Germania, ma altre numerose comunità si trovano nei paesi dell’Unione Europea. In Italia si trovano circa due milla curdi, sparsi nel centro e nel nord Italia, per lo più con regolare permesso di lavoro.
Una domanda nasce spontana: fino a quando questo popolo deve subire questa ingiustizia?
Ora, il compito è quello di cercare gli strumenti idonei ad affrontare una situazione ormai insostenibile, dal punto di vista morale, per i paesi civili che vogliono farsi sostenitori dei diritti umani e dei popoli

Il 9 aprile di sette anni fa, una coalizione guidata dal Governo degli Stati Uniti d'America e del Regno Unito, con le loro colonne dell’esercito, entravano nella capitale Irachena Baghdad da diverse direttrici fino ad arrivare nella piazza Tharir, in pieno centro. Nella piazza c'era una grande statua del dittatore, statua che divenne poi simbolo della fine del tiranno che governava il paese mediorientale da 35 anni durante i quali i popoli dell'Iraq sono stati privati di tutto: della libertà di poter usufruire delle risorse nazionali per il proprio sviluppo, come il petrolio, ma anche dell'aria per respirare.
Saddam Hussein aveva trasformato l'Iraq in una enorme caserma. Le due guerre, prima quella con l'Iran e poi quella del Golfo, e dodici anni di embargo avevano prodotto un esodo massiccio di Iracheni all'estero e un milione di morti.
Ebbene, a fronte di tale situazione disastrosa, oggi, nel bene e nel male, i popoli dell'Iraq sono contenti del cambiamento, della rinata possibilità di libertà. Nonostante le autobombe ed i kamikaze, in questi cinque anni sono nati settanta nuovi partiti, la libertà di stampa ha prodotto un fiorire di giornali e di Tv locali e satellitari.
Tutto questo con Saddam non c'era e non era possibile. Anche dal punto di vista economico qualche cosa è cambiato: prima non si poteva pianificare nulla, adesso si possono fare progetti, pur piccoli per il futuro. E' stato avviato un processo politico, pur lento, verso la democrazia del Paese, è stata scritta, con la partecipazione di tutti i rappresentanti, la nuova Costituzione che si può definire unica sia nel mondo Arabo che nel mondo Islamico.
La nuova costituzione garantisce il diritto di tutte le etnie e tutte le confessioni religiose.
Con tutto ciò non possiamo dire che l'Iraq è pacificato, tutt'altro. Nei trascorsi cinque anni terroristi di Al-Qaeda come Abu Musab al-Zarqawi, prima di essere ucciso, avevano deciso di trasformare l’Iraq in una terra bruciata ed gli jihadisti provenienti sia del mondo Arabo che nel mondo Islamico, in primis dei paesi limitrofi come l’Iran, la Siria e la Turchia, continuano ancora oggi con le loro azioni destabilizzanti, ma, per fortuna, senza successo.

Nelle elezioni amministrative del marzo scorso in Turchia, il partito DTP (Partito della società democratica) è il primo patito nel Kurdistan della Turchia. Questa vittoria ha dato una grossa speranza ai 17 milioni di Curdi, che da quasi un secolo sono stati privati del diritto di avere una vita culturale propria e di usare la propria lingua.
Le elezioni di marzo sono coincise con le celebrazioni del Newroz, il capodanno curdo, e non solo: la festa di Newroz - che significa il nuovo giorno - è anche la festa di liberazione del popolo curdo da un tiranno come Zuhak.
Per la prima volta nel Kurdistan della Turchia sono scese in piazza massicciamente quasi due milioni di persone nella città di Diyarbikir (Amad) per dire e ribadire soprattutto la loro voglia di pace e dialogo con il popolo turco.
Il partito curdo Dtp non solo si conferma il primo partito, ma ottiene anche nuove province. Quattro sono state conquistate e strappate all'Akp, il partito di Erdogan. Ora il Dtp controlla oltre Diyarbakir (Amad), la capitale del Kurdistan della Turchia, Dersim, Batman, Siirt, Sirnak, Hakkari, Van e Igdir.
A Diyarbakir, Osman Baydemir, il sindaco uscente, è stato rieletto con il 66,5% dei consensi. Una vittoria schiacciante sul candidato dell'Akp che continuava a proclamare la vittoria ed era convinto di riprendere una delle città più grandi non solo in Kurdistan, ma anche in Turchia, ma si è fermato al 30,6%.
Due domande mi nascono spontanee:
1) Cosa faranno i generali guerrafondai della Turchia che hanno sempre represso qualsiasi tentativo di dialogo per risolvere la questione curda?
2) Troveranno un'accusa per mettere fuori legge il partito curdo DTP, come hanno fatto altre volte?

Dopo un anno, si ritorna a votare. Questa volta per rinnovare il Parlamento Europeo. Ma chi sono i nostri rappresentanti in Europa?
L'estradizione di Cesare Battisti è stata una vicenda che ha visto la classe politica, in Italia, indignarsi così tanto, in TV e sui giornali, per il trattamento di favore concesso dal Brasile al terrorista italiano, a tal punto che anche l'Europarlamento è stato chiamato a votare una mozione a favore del provvedimento di estradizione. Ebbene degli attuali 78 europarlamentari italiani, solo 6 erano presenti alla votazione! Ma come, di fronte a tanta pubblica indignazione, a tanta ingiustizia conclamata, solo in 6 votano su una vicenda che vede così direttamente coinvolto lo Stato Italiano? E gli altri dov'erano? A casa, of course.
Che, per caso, abbiano confuso Cesare con Lucio e quindi abbiano ritenuto la mozione di poca importanza? Macchè! Si votava di giovedì ed il pomeriggio partiva il volo low cost di rientro in Italia. Forse non volevano perdersi gli ex colleghi di banco, Michele Santoro e Lilli Gruber, impegnati, la sera stessa, con i loro seguitissimi talk show? Macchè! Il trattenersi a Strasburgo, fino al venerdì, impone l'utilizzo, per il rientro, di un volo di linea dal costo 10 volte superiore. Forse è stata un'attenzione, dato il grave momento di crisi finanziario, per le già vuote casse dello Stato? Macchè! Poiché il regolamento riconosce comunque, al parlamentare, il rimborso del costo del volo di linea, era più morale non perdere questo ulteriore privilegio piuttosto che restare a votare per una giusta causa.
Ora appare ben chiaro come sia possibile che un europarlamentare italiano, ogni mese, con vari accorgimenti oltre all'indennità base pari a 11.703,64 euro, all'indennità di spese generali pari a 4.052 euro, all'indennità di viaggio annuale pari ad un massimo di 4mila euro, alla diaria giornaliera pari a 287 euro cioè circa 1.435 euro al mese, alle spese per i portaborse - spesso pagati in nero – per un massimo 16.914 euro mensili, possa garantirsi un budget MENSILE che supera i 35mila euro e che va ben oltre lo stipendio medio “lordo” ANNUALE di un dipendente che è pari a circa 21mila euro. Che dire dei francesi, dei tedeschi, degli austriaci e degli olandesi che pagano ai loro parlamentari un'indennità base pari a circa 7/8mila euro? E degli spagnoli a 3.126 euro, quattro volte meno degli italiani?
Ma non solo in Europa, i nostri parlamentari destano, sul piano morale, numerose perplessità. Il Parlamento italiano, luogo deputato a stabilire le regole della legalità, ha recentemente speso mezzo milione di euro dei contribuenti italiani per introdurre il sistema antipianisti, cioè il voto con impronta digitale, un sistema cioè per ristabilire la legalità tra chi la dovrebbe, per mandato, autonomamente applicare. Solo in Brasile, Messico ed Albania hanno un sistema di voto così. Un provvedimento che, per non so quale strana associazione di idee, mi ha richiamato alla mente il braccialetto elettronico imposto ai detenuti, in semilibertà, per impedirgli di fuggire. E sì che di condannati con sentenza passata in giudicato in Parlamento ce ne son diversi...
Come quasi mezzo milione di euro è anche il costo in più che la classe politica italiana chiede ai propri contribuenti se il referendum non sarà abbinato, pare per uno strumentale calcolo politico, all'election day di giugno.
Ma, scusate la banalità, qualche euro anche per i cittadini, i precari, gli indigenti, i disoccupati, i cassintegrati, i pensionati, le famiglie numerose, i giovani, i malati, le forze di polizia, le pmi, l'ambiente, la ricerca e l'innovazione, in cassa ci sta?

E’ quello che è accaduto alla Regione Veneto. L’ente che, per eccellenza, dovrebbe proteggere il territorio e i suoi abitanti, pare non rispetti le regole. Ormai gli scandali sono all’ordine del giorno e quasi non ci si fa più caso. La Regione ha pensato bene di “adeguarsi”.
In un periodo così difficile, ognuno cerca di barcamenarsi alla meglio. Un tale ragionamento però è comprensibile quando a farlo è il semplice operaio con uno stipendio da fame, la cassa integrazione, la mobilità che incombono come la spada di Damocle, non quando si parla di dirigenti. Invece è proprio così.
I dirigenti della Regione Veneto percepiscono lo stipendio pieno, anche se sono in malattia, al contrario di quanto avviene invece per i semplici dipendenti, con lo stipendio tagliato secondo quanto previsto dal decreto Brunetta. In pratica il decreto prevede che, nei giorni di malattia, il trattamento economico è quello senza indennità ed emolumenti vari: si parte dai quasi 9 euro decurtati al giorno per il livello più basso, 10 euro circa per l’impiegato e ben 77,52 per i dirigenti. Dov’è l’inghippo? Semplice, i signori dirigenti mancano completamente dalla tabella delle decurtazioni, perché a dire della Direzione delle Risorse Umane, non sono veri dipendenti pubblici, ma in aspettativa (quindi con posto fisso garantito), in quanto hanno stipulato con la Regione un contratto privatistico, quindi esenti dal decreto.
Si sono fatti completamente beffa del ministro Brunetta, in questo falsificando le statistiche di coloro che il ministro definisce “i fannulloni”! E' un'indecenza. E chissà che putiferio se fosse poi successo al sud: tutti in massa a criminalizzare.
Non c’è più vergogna, e per noi “CITTADINI ATTIVI” l’indignazione è totale. Come si può sperare di essere credibili e pretendere che i cittadini abbiano fiducia in chi dovrebbe governare? Perché non si rispettano le regole, perché si cerca di fare i furbi, di giocare a guardie e ladri? C’è un’unica differenza: i ladri non sono i semplici cittadini, che al posto di ricevere sono derubati! E non è vero quello che dicono i politici dei piani alti: “La classe politica è diventato un caprio espiatorio per tutto e per tutti”. Ma è così. Non sono i semplici cittadini ad avere stipendi d’oro e privilegi di ogni genere.
Qualcuno ha mai visto un precario salire gratis su un aereo?

Non si contano gli anni da quando sono iniziati i lavori per l’ammodernamento di questo tratto autostradale. Purtroppo è diventato anche tristemente noto per gli ultimi episodi verificatisi. L’allarme era stato lanciato già molto tempo prima dal Presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria, Paolo Cappadona. Il dissesto idrogeologico del territorio calabrese è notissimo. Le copiose piogge di quest’ultimo periodo hanno reso ancora più fragile il territorio provocando frane non solo lungo il tratto autostradale, provocando la morte di due persone e il ferimento di altre cinque, ma anche all’interno. Molte le famiglie che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni semi crollate perché costruite in zone non edificabili.
Naturalmente, c’è stato il sequestro dell’area per fare tutti i sopralluoghi necessari e le verifiche del caso. Ora il tratto è di nuovo percorribile, ma la problematica più importante è sapere se i lavori, (andati avanti alacremente) per ripristinare una situazione accettabile, siano stati fatti secondo procedure e modelli a norma, affinché non accada nuovamente un disastro del genere.
E’ mai possibile che l’Italia per la percorribilità delle strade e autostrade sia da terzo mondo? Dove vanno a finire i soldi erogati dallo Stato e dall’UE per la manutenzione e per i lavori necessari?
Vien da pensare, purtroppo, come al solito, che ci sia di mezzo chi vuole i soldi per sé. Si tira in ballo sempre la mafia, la n’drangheta, la camorra, ma si è sicuri che siano soltanto loro? O ci sono giochi di potere e di favori? Ora, sarà servita la lezione oppure c’è ancora da tremare quando si attraverserà l’A3? E pensare che la Calabria possiede delle coste favolose...
Così anche il turismo sarà danneggiato e non poco!

Caro Direttore,
leggo oggi sul Suo quotidiano l'intervento di Elio Armano, apprezzato politico di lunga data, che definisce un suicidio indire le primarie per scegliere il candidato a presidente della Provincia di Padova. Dire che questa dichiarazione ha lasciato noi, liberi ed attenti osservatori della politica, esterefatti è dir poco.
Salvo errore, l'art. 20 dello statuto del Partito Democratico, approvato dalla Costituente il 28.2.08, così recita: ”...qualora il Partito Democratico stipuli accordi pre]elettorali di coalizione con altre forze politiche in ambito regionale e locale, i candidati comuni alla carica di Presidente di Regione, Presidente di Provincia o Sindaco vengono selezionati mediante elezioni primarie aperte a tutte le cittadine ed i cittadini italiani che alla data delle medesime elezioni abbiano compiuto sedici anni...”.
Il PD infatti si caratterizzò all'opinione pubblica per la dichiarata volontà di volersi avvalere delle primarie per rinnovare la classe politica italiana avviando così il ricambio generazionale. Tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso, dovevano riposizionarsi ai blocchi di partenza e poi...che vincesse il migliore! Ora a Padova accade che il candidato Sindaco è scelto, dal centrosinistra, per acclamazione ed il Sig. Armano propone analoga strategia per il candidato Presidente.
Se, come recita lo statuto, tutti i cittadini possono candidarsi alle primarie, perché si definiscono “archeologiche” le candidature alternative a quella di Ivo Rossi? Perché si demonizzano gli esiti delle primarie di Monselice e Ponte San Nicolò? Perché si definisce “brutta storia” l'esercizio di una democratica partecipazione dal basso giudicata un gioco irresponsabile, cinico ed avverso alla democrazia? Perché mortificare i candidati, che intendono la politica come servizio e non come professione, con l'appellativo di “dilettanti allo sbaraglio che giocano a fare i generali”?
Ivo Rossi, a Padova, si è molto impegnato nella realizzazione del tram. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e, in una libera competizione, saprà confermare il suo valore. A mio modesto parere queste riflessioni anziché rafforzarlo, lo indeboliscono come deboli sono tutte le candidature imposte dall'alto. Credo invece che il PD non abbia ancora ben compreso che la crisi di consenso è soprattutto riconducibile alla delusione per la mancanza di coraggio nel voler mantenere fede ai principi (le primarie) fondanti la sua nascita. Ma, purtroppo, come sempre accade in questi casi, il coraggio o ce l'hai o non te lo puoi dare...
|
|
Ci sono persone collegate
|
<
|
settembre 2010
|
>
|
L |
M |
M |
G |
V |
S |
D |
| | | 1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
9 |
10 |
11 |
12 |
13 |
14 |
15 |
16 |
17 |
18 |
19 |
20 |
21 |
22 |
23 |
24 |
25 |
26 |
27 |
28 |
29 |
30 |
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
Logo ufficiale

Petizione per l'abbattimento dei costi e dei privilegi della classe politica

Listening...Musica...
Reading...Libri...
Damiano Fusaro
Bernardo il figlio della luna

Oliviero Beha - Italiopoli

Carlo Manfio - Frammenti d'amore
Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo - La Casta

Elio Veltri, Francesco Paola
Il Governo dei conflitti

Roberto Saviano
Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra

Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Mani Sporche

Bruno Tinti - Toghe Rotte

Gian Antonio Stella - Avanti Popolo
Watching...Film...

Al Gore - Una scomoda verità
09/09/2010 @ 7.11.00
script eseguito in 297 ms
|