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 ...... di Cittadini Attivi
 
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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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\\ CITTADINI ATTIVI : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Armando Della Bella (del 21/01/2009 @ 19:49:39, in Questione Morale, linkato 1494 volte)

La grande corruzione politica irrompe di nuovo sulla scena italiana e non si salva nessuno. Anche se attivo da pochi giorni soltanto, al sondaggio sulla corruzione, che abbiamo lanciato dal nostro sito, gli italiani hanno risposto, per oltre il 73%, che, secondo loro, oggi in Italia, il livello di corruzione è superiore a quello del periodo di “Mani Pulite”. Possibile che la “Politica” e le più alte cariche Istituzionali dello Stato non si rendano conto della situazione? Facile, se pensiamo che in Parlamento siedono 25 “eletti” con condanna passata in giudicato, 8 condannati in 1° grado, 10 prescritti e 40 inquisiti.

L'Alto Commissario Anticorruzione, nel suo ultimo rapporto annuale scrive che “...le politiche nazionali sembrano muoversi come se il rischio corruzione non rappresentasse più un problema...” mentre recenti studi ”...rendono l'immagine di un Paese nel quale è prassi comune il pagamento di tangenti nell'aggiudicazione degli appalti, nell'ottenimento di licenze edilizie, nella realizzazione di operazioni finanziarie ma anche nel superamento di esami universitari, nell'esercizio della professione medica, nel mondo del calcio...”. Un sistema “...profondamente radicato nei più diversi settori della vita politico-amministrativa ma anche nella società civile, nel mondo delle professioni, imprenditoriale e della finanza”. Che facciamo? Espatriamo? Cambiamo Paese? “Non ci resta che piangere..” direbbero Roberto Benigni ed il compianto Massimo Troisi.

Ma non finisce qui. 'Trasparency International', nelle sue graduatorie sulla corruzione, ci colloca al 55° posto nel mondo dopo paesi quali il Portorico, il Botswana, la Malesia, il Costa Rica...ricordando che, nel 1993, in piena Tangentopoli, l'Italia era al 30° posto e nel 2007 era già scesa al 41° posto!

Quanto più la corruzione è diffusa e praticata, tanto minori sono i rischi di essere denunciati o scoperti e, di conseguenza, più elevato è il costo, per il singolo, nel rimanere onesto. Una classe politica corrotta ha quindi oggi tutto l'interesse, per difendere sé stessa, che la corruzione si diffonda sempre più. Tanto più questa cultura della corruzione si diffonde, tanto più si allentano i vincoli morali di condanna della stessa. La “questione morale” oggi si trasforma in una “questione amorale” dove nelle coscienze si assottiglia sempre più il confine che separa ciò che è lecito da ciò che è illecito. Tombale la conclusione dell'Altro Commissario: ”...la corruzione si considera diffusa in modo capillare anche dopo 'mani pulite' e con tendenza addirittura ad accrescersi”.

Ma allora a cosa è servita l'operazione 'Mani Pulite'? A nulla sembrerebbe, se non, per quanto affermava Piercamillo Davigo, a migliorare, secondo la teoria di Darwin, la “specie” dei corruttori. La Banca Mondiale ha calcolato che la corruzione, oggi in Italia, vale 50 miliardi di euro l'anno (!), onere che non rimane in carico al corruttore ma si ripercuote, come ulteriore prelievo occulto, sulle tasche dei già dissanguati cittadini italiani. Se pensiamo poi che, al confronto, la recente manovra anti-crisi del Governo vale 5 miliardi di euro - cioè 10 volte meno! - ci rendiamo conto di quanto grave sia il fenomeno e quale giovamento sarebbe per il Paese, per i precari, per i pensionati, per gli indigenti, per gli ammalati, per chi è in difficoltà, per i disoccupati, per tutti gli italiani, se questo vorace cancro della società fosse definitivamente debellato. E si ventilava l'ipotesi di abolire le intercettazioni ambientali? Giù le mani. Guai a chi le tocca!

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Di Maria Andropoli (del 20/01/2009 @ 19:37:33, in Consumatori, linkato 1114 volte)

Finalmente. Sembrava che il risultato tanto atteso fosse stato raggiunto, ma ancora una volta qualcosa è andato storto. Si sta parlando della “class action”. E’ lo straordinario strumento che permetterebbe ai consumatori di intentare cause collettive contro società che offrono beni o servizi (vedi il crac Parmalat con tantissimi consumatori che hanno perso i loro risparmi investiti nelle azioni della società). L’emendamento è già passato e dal primo gennaio 2009 sarebbe dovuto entrare in vigore, ma, come al solito, chissà per quale oscura ragione, c’è stato un rinvio.

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ritiene che la legge così non va, perché pregiudicherebbe gli investimenti delle imprese a danno poi anche dei lavoratori. Il ministro per le Attività Produttive, Claudio Scajola, conferma che è giusto il risarcimento per il danno subito dai consumatori e che la legge è valida, ma bisogna rivederla con le parti interessate. Tutto questo poi nel momento in cui sta per partire la causa sostenuta da Altroconsumo contro i presunti responsabili del crac Parmalat.

Naturalmente le associazioni dei consumatori sono insorte contro questo ulteriore rinvio, giudicandolo senza quasi alcuna utilità. Anche CITTADINI ATTIVI si schiera con i consumatori, quindi a favore dell’entrata in vigore al più presto della legge, e chiede di evitare tutti questi inutili rinvii che pregiudicano la stessa credibilità dell’operato del Governo.

Bisogna ricordare che i cittadini sono l‘elemento fondamentale della realtà sociale, sono quelli che producono, che spendono, che investono, che risparmiano. Perché quando si tratta di proteggerli si mettono sempre i bastoni tra le ruote e si complica tutto? Inoltre fa riflettere che, in Europa, la “class action” sia applicata concretamente senza tanti problemi, mentre in Italia il governo ne parli, ne parli ma non l'emani mai. Forse sono troppi gli interessi che circolano intorno alle aziende da milioni di euro.

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Di Maria Andropoli (del 19/01/2009 @ 19:24:39, in Pubblica Amministrazione, linkato 1331 volte)

Ci si affanna sempre a parlare tanto e male della Calabria, per la n’drangheta, in primis, e poi per tutti gli altri servizi che non vanno tra enti ed istituzioni. Non si può negare che ci siano molte cose che non funzionano, ma a quelle poche cose in regola non è dato il giusto riconoscimento. Parliamo della provincia di Cosenza.

In barba a tutto e tutti viaggia a gonfie vele, è il primo ente in Italia ad aver approvato, in anticipo sui tempi a disposizione, il bilancio di previsione dell’esercizio finanziario per il 2009 ed il bilancio pluriennale fino al 2011, raccogliendo la quasi totalità dei voti a favore. Il tutto svolto secondo le disposizioni ministeriali, come lo stesso presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, ha dichiarato. Tutto ciò fa essere la Provincia di Cosenza un ente sano e senza debiti fuori bilancio, che svolge le proprie competenze secondo legge e coscienza.

La conferma arriva anche dalla Corte dei Conti che le ha riconosciuto essere l’unica provincia calabrese ad avere i conti in ordine. Molti gli investimenti fatti in questi anni dalla giunta di Oliverio: edilizia pubblica, scuole, viabilità ed impianti sportivi. Altrettanti investimenti sono previsti a tutto campo nel prossimo triennio, dal turistico allo sport, passando per il sociale, e anche la nascita di un fondo provinciale per la prevenzione del fenomeno usura cui si vuole dedicare particolare attenzione.

Insomma una provincia che vuole fortemente crescere in positivo pur avendo poco aiuto sia dallo Stato, sia dalla Regione. Se questo è il risultato, è bene continuare su questa strada, poiché il gradimento riscosso dal presidente Oliverio, l’ha portato al terzo posto nel sondaggio “Governance Pool” del Sole24 Ore.

Ma la buona amministrazione non deve ruotare intorno alla fede politica, ma alla voglia ed alla forza di voler cambiare in meglio. La Calabria a questo punto è veramente soltanto n’drangheta e mafia? Quando si smetterà con questa etichetta appiccicata addosso ai buoni calabresi?

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Di Shorsh Surme (del 11/01/2009 @ 21:04:00, in Politica Estera, linkato 1027 volte)

Nel 2005, dopo 38 anni, il ritiro israeliano da Gaza aveva dato la speranza che la pace tra i due popoli potesse finalmente diventare una realtà, anche se lo stesso Israele era consapevole che era impossibile dialogare con Hamas, che nel suo statuto non parla di uno Stato palestinese ma bensì della distruzione totale d'Israele.

E' dal 1948 che questo popolo sfortunato, i Palestinesi, vengono sempre strumentalizzati dai Paesi della regione, in primis dai Paesi cosìdetti fratelli Arabi, che si sono sempre dichiarati paladini della questione palestinese, in realtà non hanno mai dato alcun appoggio, semmai hanno cercato di eliminarli.

Basti pensare al settembre nero, quando nel 1970 il Re hashemita Hussein di Giordania si mosse per reprimere un tentativo delle organizzazioni palestinesi di rovesciare la sua monarchia. L'attacco provocò pesanti perdite fra i civili palestinesi.

Il massacro al campo profughi di Tel al Zaatar, che conteneva 50000 profughi, fu compiuto dalla Siria nel 1976 e fu comandato dal generale baathista Hafez al Assad, che non aveva alcuna intenzione di assistere senza intervenire alla formazione di un governo arabo-palestinese fortemente aggressivo in un Paese come il Libano, che considerava parte integrante della propria sfera d'influenza.

Infatti, il primo giugno 1976 un corpo di spedizione, forte di ben diecimila soldati e duecentocinquanta blindati, passò la frontiera siro-libanese, il campo fu attaccato brutalmente, e gli assedianti impedirono l'ingresso nel campo di cibo e acqua e gli abitanti iniziarono a morire di fame e di sete.

Le posizioni assunte anche in questo momento dai Paesi arabi si comprendono alla luce dei contrasti e delle alleanze nel gioco della leadership nel mondo arabo.

Ora, una domanda mi sorge spontanea. Cosa vuole Hamas? La risposta potrebbe essere la guerra eterna. I bombardamenti israeliani in questi sette giorni hanno causato 470 morti, ma queste perdite dei civili innocenti sono sicuramente da attribuire ad Hamas.

Possiamo e dobbiamo essere critici con i metodi di bombardamenti deciso del governo isrealiano, ma si deve sempre partire dal presupposto che è stata Hamas a volere questo massacro. Hamas sa che per ogni missile al Qasam sparato sulle zone limitrofe e sui cittaddini civili Israeliani, Israele risponde con molti più missili. Quindi sono quelli di Hamas a volere la morte del loro popolo. Infatti, è straziante vedere i bimbi uccisi dai bombardamenti.

I dirigenti di Hamas devono sapere che l'unica strada percorribile è quella di pace e di dialogo diretto con lo Stato d'Israele e senza alcun intermediario.

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